Cinque coltellate, tra schiena e collo. Così è stata uccisa Sara Campanella, studentessa universitaria di 22 anni, morta il 31 marzo scorso in seguito a un’aggressione brutale avvenuta in pieno giorno. A colpirla è stato il collega di studi Stefano Argentino, 26 anni, reo confesso, ma ancora reticente nel fornire dettagli sull’efferato delitto.
Nel pomeriggio di oggi è stata eseguita l’autopsia sul corpo della giovane, un esame durato oltre quattro ore e condotto dal medico legale Elvira Ventura Spagnolo, incaricata dalla Procura di Messina. Presente in sala anche il dottor Antonino Bondì, consulente nominato dalla famiglia Campanella. Dai rilievi emersi, a risultare fatale è stata una lesione ai vasi del collo che ha provocato una grave emorragia interna. La morte è sopraggiunta in pochi minuti, senza che Sara riuscisse in alcun modo a difendersi.
Significative anche le ferite riscontrate sul dorso della vittima che confermerebbero l’ipotesi secondo cui la giovane si trovasse di spalle al suo aggressore nel momento iniziale dell’attacco. Nonostante i disperati tentativi dei tre infermieri intervenuti sul posto e le successive manovre di rianimazione al pronto soccorso del Policlinico di Messina per la ragazza non c’è stato nulla da fare.
Resta ancora da chiarire con esattezza quale arma abbia usato Stefano Argentino. Gli inquirenti ipotizzano si tratti di un coltello, ipotesi supportata dalla tipologia delle lesioni riscontrate e dal recente ritrovamento, da parte dei carabinieri, di un’arma compatibile nei pressi del luogo del delitto. Tuttavia, durante l’interrogatorio di garanzia in cui ha ammesso le proprie responsabilità, il giovane non ha fornito alcuna spiegazione sulle modalità dell’omicidio. Solo tra 45 giorni sarà disponibile il quadro completo con i risultati degli esami istologici condotti sui tessuti prelevati nel corso dell’autopsia.
Le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore Alice Parialò e dall’aggiunto Marco Colamonici, sotto la supervisione del procuratore capo Antonio D’Amato. Questa mattina, i carabinieri hanno posto sotto sequestro l’appartamento in pieno centro a Messina in cui Argentino viveva da fuori sede. Il giovane non vi ha fatto ritorno dopo l’aggressione. Si è rifugiato a Noto, nella sua città natale, in un B&B, raggiunto in auto con i genitori dopo aver minacciato il suicidio. È lì che, in nottata, è stato rintracciato e arrestato dai militari, per poi essere trasferito nel carcere di Messina. Gli investigatori stanno approfondendo anche il ruolo di eventuali complici che potrebbero aver agevolato la sua fuga.
Nel frattempo, la salma di Sara verrà dissequestrata nelle prossime ore e restituita alla famiglia. Domani, 5 aprile, farà ritorno a Misilmeri. Il giorno successivo verrà allestita la camera ardente all’interno della chiesa delle Anime Sante. I funerali saranno celebrati lunedì 7 aprile alle 11, nella chiesa di San Giovanni Battista, dall’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice. Per la giornata delle esequie, il sindaco di Messina, Federico Basile, ha proclamato il lutto cittadino.