La Prefettura: "Nel territorio comunale di Sciacca pochi immigrati richiedenti asilo". Presto ne arriveranno quasi 170
Di Risoluto Redazione
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Immigrati partecipano alla manifestazione promossa dai sindacati di base (Cobas, Usb e Cub) per chiedere a gran voce la cancellazione della legge Bossi-Fini, Roma, 18 ottobre 2013 a Roma. Sul cartello la scritta: ‘Scusate se non siamo affogati’.
ANSA/ GUIDO MONTANI
Sono appena 15, al momento, gli immigrati (non minori) richiedenti asilo politico ospitati sul territorio di Sciacca. Per la Prefettura di Agrigento sono troppo pochi. In base ai parametri fissati da una convenzione tra l'Anci e il Ministero dell'Interno, infatti, dovrebbero essere almeno dieci volte di più: 168, per essere precisi. È questo il numero stabilito dallo staff del Prefetto Diomede, alle prese ogni giorno con la necessità di trovare una sistemazione dignitosa nei confronti degli esseri umani che, dopo aver attraversato il deserto africano e il canale di Sicilia, sbarcano a Lampedusa o in altri approdi siciliani, ossia: le porte dell'Europa. Il coefficiente fissato dall'accordo Anci-Ministero è di 2,5 immigrati per ogni 1000 abitanti. Un coefficiente che, però, fu a suo tempo indicato facendo riferimento al totale della popolazione regionale, e non a quella dei singoli comuni. Ecco perché si potrebbe immaginare che, con la destinazione di 170 immigrati a Sciacca, i conti potrebbero anche non tornare del tutto. "Il Prefetto ci ha convocato più volte - riferisce l'assessore alle Politiche sociali del Comune di Sciacca David Emmi - per chiederci di adeguarci e fare la nostra parte. Ed è quello che, naturalmente, bisognerà fare". Una soluzione che passa attraverso l'individuazione di uno o più centri di accoglienza (Sprar) in grado di ospitare queste persone. In provincia, in questa fase, c'è un oggettivo sbilanciamento nella collocazione dei tanti immigrati richiedenti asilo politico che sbarcano giornalmente in Sicilia. Nella sola città Agrigento sono almeno quattrocento. I trecento immigrati presenti a Siculiana, invece, si trovano all'interno di un centro di primissima accoglienza e smistamento. Un'emergenza continua, che ha soprattutto una connotazione squisitamente politica, e per le ragioni che sono facilmente immaginabili, al centro di un dibattito perfino extraeuropeo che, in parte, riguarda il tema dell'integrazione, ma in parte quello dell'intolleranza (per non dire dell'insofferenza) nei confronti di queste persone. Rimane sullo sfondo il tema di una politica della gestione dell'immigrazione che l'Italia riesce a fronteggiare con molta fatica, all'interno di una Unione Europea che solo da pochi anni ha assunto una più convinta consapevolezza del problema.
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