Beni confiscati alla mafia, Sicilia prima in Italia · Risoluto
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Beni confiscati alla mafia: Sicilia prima in Italia

Di Veronica Gallo
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Tribunale Palermo

La Sicilia è la regione italiana con il maggior numero di beni confiscati alla mafia. Al 31 dicembre 2025, secondo la relazione sull’attività svolta nel 2025 dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati, sull’isola risultano 10.991 immobili già destinati, pari al 39,47% dei 27.847 censiti complessivamente in Italia.

A questi si aggiungono 5.545 immobili ancora in gestione all’Agenzia, il 28,56% del totale nazionale. Complessivamente sono quindi 16.536 gli immobili siciliani tra quelli già destinati e quelli ancora in gestione.


Beni confiscati alla mafia, la Sicilia concentra il maggior numero di immobili


Oltre la metà degli immobili destinati in Sicilia è costituita da terreni:

sono 5.213, quasi la metà, precisamente il 49,79%, dei terreni destinati in tutta Italia. Seguono, a distanza, la Campania con 4.373 terreni e la Calabria con 3.869.

Il rapporto tra beni confiscati e popolazione evidenzia ulteriormente il peso del fenomeno sull’isola. In Sicilia si registra un bene ogni 293 abitanti, contro una media nazionale di uno ogni 1.250 abitanti. È il rapporto più alto tra le regioni italiane.


La presenza dei beni confiscati alla mafia interessa inoltre una parte consistente del territorio regionale. I beni destinati riguardano il 56,52% dei comuni siciliani, mentre quelli ancora in gestione sono presenti nel 46,80% dei comuni. Anche in questo caso si tratta dei valori più elevati in Italia.


Palermo al primo posto tra i comuni italiani


Palermo è il comune italiano che ha ricevuto il maggior numero di beni, con 1.613 immobili. Caltanissetta è terza con 389. Nella top ten nazionale compaiono anche Castelvetrano, Roccella Valdemone e Partinico.

Roccella Valdemone registra inoltre il rapporto più alto tra beni confiscati e residenti: 330 immobili su una popolazione di 567 abitanti, pari a un bene ogni 1,72 residenti.


Il dato siciliano emerge anche a livello provinciale. Sei delle prime dieci province italiane per rapporto tra beni confiscati e popolazione sono siciliane: Palermo è seconda, Caltanissetta terza, Trapani quarta, Enna sesta, Agrigento nona e Messina decima.

Nel solo 2025 Palermo è stata la provincia italiana con il maggior numero di immobili destinati, 608, mentre Caltanissetta è stata terza con 184.


Aziende confiscate: prevale la liquidazione


La Sicilia è prima anche per numero di aziende confiscate. Alla fine del 2025 l’Agenzia amministrava 3.629 aziende in Italia, 914 delle quali in Sicilia. Di queste, 672 erano già in confisca definitiva.


Le aziende siciliane ancora attive sono 55, più che in qualsiasi altra regione. Seguono Campania con 33 e Lazio con 26. Le imprese attive operano soprattutto nel settore immobiliare, con 10 aziende, e nell’edilizia, con 8.

Il quadro cambia considerando le aziende già destinate. Delle 742 imprese siciliane destinate finora, 714 sono state liquidate, 23 vendute, 4 affittate e una sola ceduta gratuitamente.


Anche il dato relativo al 2025 conferma questa tendenza: delle 77 aziende destinate in Sicilia nel corso dell’anno, 73 sono state avviate alla liquidazione.


Agrigentino, 903 beni confiscati


Nella provincia di Agrigento sono presenti 903 immobili confiscati, a fronte di 415.887 residenti. Il rapporto è di un bene ogni 460,56 abitanti, dato che colloca l’Agrigentino al nono posto in Italia per incidenza dei beni sulla popolazione.

Il valore è inferiore a quello registrato nelle province di Palermo, Caltanissetta, Trapani ed Enna, ma superiore a quello di Messina. Catania, Siracusa e Ragusa non compaiono invece nella classifica delle prime dieci province.


Gli immobili dell’Agrigentino rappresentano circa il 5,5% di quelli censiti in Sicilia. La provincia non figura però tra le prime dieci per numero di immobili destinati nel 2025 e nessun comune dell’Agrigentino compare tra quelli che hanno ricevuto il maggior numero di beni.


Canicattì e Aragona, due casi segnalati

La relazione dell’Agenzia cita due episodi che riguardano direttamente il territorio agrigentino.

A giugno 2026 è stato registrato un atto di vandalizzazione ai danni di un bene confiscato a Canicattì. Ad Aragona, invece, è andato deserto il bando comunale per l’assegnazione di tre beni di tipo terreno, pubblicato una sola volta.


Beni confiscati alla mafia, le criticità tra abusi e bandi deserti


La gestione dei beni confiscati presenta diverse criticità. Secondo l’Agenzia, circa l’80% degli immobili confiscati in Italia è gravato da abusi edilizi di diversa gravità.

A incidere sulle condizioni degli immobili sono anche i tempi che intercorrono tra il sequestro e la destinazione del bene. Nel frattempo, gli edifici possono subire un progressivo deterioramento.

Un'altra criticità riguarda le intimidazioni e gli atti vandalici. In Sicilia, oltre al caso di Canicattì, vengono citati i furti avvenuti in beni già assegnati a Castelvetrano e Corleone.


Restano problematici anche i bandi per l'assegnazione. A Campobello di Mazara diversi terreni sono rimasti senza assegnatario dopo quattro tentativi. Situazioni analoghe sono state registrate a Calatafimi Segesta e Palermo.


I numeri restituiscono quindi una presenza particolarmente significativa dei beni confiscati alla mafia in Sicilia, prima regione italiana sia per immobili destinati e ancora in gestione sia per aziende confiscate, mentre permangono criticità legate alla loro effettiva assegnazione e gestione.

Veronica Gallo

Veronica Gallo

Content Editor

Digital Marketing Expert e Content Editor. Il suo lavoro si divide tra la creazione di strategie digitali orientate ai risultati e la scrittura di contenuti editoriali. Crede nel valore dell’informazione chiara, strategica e ben raccontata.

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