La senatrice del Movimento 5 Stelle Barbara Floridia ha rassegnato le dimissioni da presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, accompagnata da tutti i componenti delle forze di opposizione. La decisione, annunciata sui social, arriva dopo mesi di paralisi istituzionale e scontri politici. Floridia ha definito il passo come sofferto ma necessario, denunciando un boicottaggio sistematico da parte della maggioranza di governo.
Un boicottaggio che ha paralizzato la Commissione da quasi due anni
Secondo Floridia, la maggioranza ha impedito deliberatamente il normale svolgimento dei lavori ordinari perché le opposizioni non si sono piegate a votare la candidata del governo alla presidenza della Rai. "Non era mai accaduto nella storia della Repubblica che un organo di garanzia fosse tenuto in ostaggio da chi governa", ha scritto. La Commissione, svuotata delle sue funzioni, è stata usata come foglia di fico per decisioni prese altrove. Il blocco non è per divergenze sul merito, ma per ricatto politico, ha sottolineato la senatrice.
Le dimissioni delle opposizioni come atto di denuncia
I capigruppo di opposizione nella Commissione – Stefano Graziano (PD), Dario Carotenuto (M5S), Angelo Bonelli e Giuseppe De Cristofaro (AVS), Maria Elena Boschi (IV) – hanno annunciato le loro dimissioni con effetto immediato. In una nota congiunta, spiegano che la Commissione non può più esercitare il suo ruolo di garanzia a causa della paralisi. "Restare al suo interno significherebbe abdicare alla funzione di controllo democratico e avallare un uso sempre più partitico del servizio pubblico", affermano. Le dimissioni chiedono di restituire ai cittadini una Rai libera e pluralista.
Il contesto europeo e il declino del servizio pubblico
Floridia ha richiamato l'attenzione sull'infrazione per il mancato adeguamento al Media Freedom Act dell'Unione Europea, un regolamento vincolante in vigore da oltre un anno. Nel frattempo, la gestione Rai avrebbe premiato l'appartenenza politica a scapito di merito e indipendenza. I nuovi palinsesti, secondo le opposizioni, confermano il declino: calano ascolti e credibilità, aumentano i costosi contratti esterni, e il pluralismo si riduce. La senatrice ha concluso che le dimissioni non sono una resa, ma un atto di libertà e denuncia per difendere il diritto dei cittadini a un'informazione libera e non manipolata.