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“Nessun mobbing nei confronti di un dipendente”, la Corte d’Appello dà ragione al Comune di Calamonaci

Di Cristian Ruvanzeri
Nella foto, il sindaco di Calamonaci, Pino Spinelli, con gli avvocati Dinghile e Lo Gioco.
Nella foto, il sindaco di Calamonaci, Pino Spinelli, con gli avvocati Dinghile e Lo Gioco.

Nessun comportamento vessatorio è stato accertato a carico del Comune di Calamonaci nei confronti di un proprio dipendente. È quanto stabilito dalla Corte d’Appello di Palermo, sezione controversie di lavoro, previdenza e assistenza, che ha rigettato il ricorso presentato dalla lavoratrice contro l’ente comunale, rappresentato e difeso dagli avvocati Michele Dinghile e Giuseppe Lo Gioco.

La Corte, composta dai magistrati Cinzia Alcamo (presidente), Caterina Greco (consigliere relatore) e Claudio Antonelli (consigliere), ha confermato integralmente la sentenza emessa in primo grado dal Tribunale di Sciacca, che aveva già respinto tutte le domande del dipendente.

Nel pronunciamento, i giudici hanno ribadito che non sussistono elementi idonei a configurare una condotta di mobbing da parte dell’amministrazione comunale. Il dipendente è stato inoltre condannato a rifondere al Comune di Calamonaci le spese processuali e a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

CR

Cristian Ruvanzeri

Giornalista

Giornalista pubblicista. Ha iniziato a collaborare con la redazione di Risoluto nel 2022, a soli 18 anni. Si occupa principalmente di cronaca e spettacolo, approfondendo temi di attualità con uno sguardo fresco e diretto.

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