Le accuse nei confronti dell’ex pm Gioacchino Natoli, finito sotto inchiesta per favoreggiamento a Cosa nostra, sono infondate. Lo ha stabilito il gip di Caltanissetta, Santi Bologna, che ha archiviato il procedimento a carico dell’ex magistrato, accusato di aver insabbiato il cosiddetto dossier mafia-appalti, ritenuto dagli inquirenti nisseni concausa delle stragi di Capaci e via D’Amelio, nelle quali persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
“La notizia di reato è infondata alla luce del parametro della ragionevole previsione di condanna”, scrive il gip, entrando nel merito delle contestazioni, peraltro ampiamente prescritte visto che i fatti risalgono al 1991.
Secondo Bologna, “deve ritenersi che Natoli non capì la reale importanza di quell’indagine (su mafia e appalti, ndr), proprio perché non ci credeva e/o non era capace di valorizzarla e si limitò a investigare il meno possibile”.
Il gip sottolinea inoltre che non sono emerse prove di rapporti tra Natoli e l’imprenditore mafioso Antonino Buscemi, che secondo l’accusa sarebbe stato tra i soggetti “favoriti” dall’insabbiamento dell’inchiesta.
Nel procedimento era coinvolto anche l’ex pm Giuseppe Pignatone, accusato a sua volta di favoreggiamento alla mafia. La sua posizione è stata archiviata per insufficienza di prove.
“Non vi è prova di qualsiasi accordo, anche implicito tra Natoli e Pignatone - prosegue Bologna -. Anzi, i rapporti (sia personali che associativi), nemmeno cordiali tra i due magistrati, rappresentano un ulteriore elemento che depotenzia la tesi di qualsivoglia accordo (ancorché tacito) illecito tra i due”.
Per il terzo indagato, il generale Stefano Screpanti, all’epoca dei fatti capitano, il gip rileva invece una contraddizione tra gli elementi a carico e quelli a discarico.