Il rapporto tra Cosa nostra e il sistema dei grandi appalti torna a essere uno degli elementi di interesse nella ricostruzione delle vicende che precedettero le stragi del 1992.
Un filone investigativo sul quale Giovanni Falcone e, successivamente, Paolo Borsellino avevano concentrato parte della loro attività, in un periodo caratterizzato da tensioni, contrasti e forti difficoltà all'interno dello stesso ambiente giudiziario.
A riaccendere l'attenzione sulla vicenda è il provvedimento con cui il gip di Caltanissetta Santi Bologna ha disposto l'archiviazione del procedimento contro ignoti relativo agli attentati nei quali persero la vita i due magistrati.
La decisione arriva al termine di un'attività investigativa che ha esaminato anche la possibilità che gli approfondimenti sui rapporti tra organizzazioni mafiose, imprenditoria e grandi opere potessero avere avuto un peso nelle vicende che portarono alla loro morte.
Il procedimento ha consentito di ripercorrere una parte significativa delle indagini sviluppate negli anni successivi alle stragi di Capaci e via D'Amelio.
Il provvedimento del giudice, articolato in oltre 600 pagine, analizza gli accertamenti compiuti, le ricostruzioni degli investigatori e le valutazioni della Procura, facendo il punto sugli elementi raccolti nel corso dell'inchiesta.
Nel documento viene ricostruito anche il lavoro svolto da Falcone e Borsellino sul fronte delle infiltrazioni mafiose nel settore degli appalti pubblici. Un'attività che si inseriva in un quadro investigativo più ampio e che, nel corso degli anni, è stata oggetto di numerose testimonianze e dichiarazioni da parte di esponenti delle istituzioni e protagonisti della stagione giudiziaria che precedette le stragi.
Il contesto nel quale operarono i due magistrati emerge così nuovamente dalle carte dell'inchiesta: da una parte le indagini sui rapporti tra mafia, politica ed economia, dall'altra le difficoltà e le contrapposizioni che accompagnarono il loro lavoro negli ultimi mesi prima degli attentati.
Con l'archiviazione viene chiuso, allo stato degli elementi acquisiti, il procedimento contro persone rimaste non identificate.
La decisione giudiziaria non esaurisce però il significato storico delle investigazioni sul cosiddetto filone mafia-appalti, che continua a rappresentare uno dei capitoli più delicati nella ricostruzione della stagione delle stragi del 1992.