La Guardia di Finanza di Catanzaro ha chiuso definitivamente una partita patrimoniale aperta da anni nei confronti di un uomo legato alla cosca Mannolo di San Leonardo di Cutro. Il Tribunale, con provvedimento poi confermato dalla Corte d'Appello, ha reso esecutiva la confisca di un fabbricato del valore stimato di 300mila euro situato a Isola Capo Rizzuto. Un immobile che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, rappresentava il frutto evidente di un'attività illecita consolidata e che ora passa nelle mani dello Stato.
Il peso delle indagini patrimoniali
Il nucleo di polizia economico-finanziaria ha lavorato sul patrimonio del pregiudicato incrociando redditi dichiarati e tenore di vita. Gli accertamenti del G.I.C.O. hanno evidenziato una sproporzione netta tra le entrate ufficiali e gli investimenti effettuati per ristrutturare l'immobile. Le somme impiegate nei lavori non trovavano alcuna giustificazione nei bilanci familiari, elemento che ha convinto i giudici a disporre l'acquisizione coattiva del bene. La confisca arriva al termine di un percorso giudiziario lungo, che ha retto anche il grado di appello senza modifiche sostanziali.
Le condanne per usura ed estorsione
L'uomo non è un volto nuovo per le autorità giudiziarie. Era già emerso nell'ambito dell'inchiesta Malapianta, dedicata al traffico di stupefacenti, e ha riportato condanne definitive per usura ed estorsione aggravate dal metodo mafioso. I reati contestati si collocano in un arco temporale compreso tra il 2014 e il 2019, anni in cui le vittime sarebbero state sottoposte a pressioni costanti e minacce continue. Non solo. Dagli atti emerge anche un tentativo di depistaggio messo in atto dopo l'arresto, circostanza che ha pesato ulteriormente sul giudizio dei magistrati.
Tre anni di sorveglianza speciale
Accanto alla perdita del patrimonio, il Tribunale ha applicato la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per tre anni. Un provvedimento che limita la libertà di movimento del pregiudicato e che si aggiunge al quadro sanzionatorio già definito in sede penale. La misura di prevenzione non è una pena, ma uno strumento di controllo che la magistratura utilizza per impedire il reinserimento di soggetti pericolosi in circuiti criminali attivi.
La misura estesa anche al figlio
L'ordinanza non si ferma al solo capofamiglia. La stessa sorveglianza speciale, ma con una durata ridotta a due anni, è stata disposta nei confronti del figlio. Anche lui risulta coinvolto nella vicenda di usura e vanta precedenti specifici per furto, ricettazione e detenzione di armi. Per entrambi si tratta di un controllo stringente che accompagna la chiusura di un capitolo giudiziario importante per il territorio crotonese, dove il contrasto ai patrimoni mafiosi rappresenta da tempo una priorità operativa per la Guardia di Finanza. Il sequestro e la successiva confisca di beni riconducibili a clan sono considerati strumenti decisivi per indebolire la capacità economica delle organizzazioni criminali, come dimostrano anche altri procedimenti seguiti sul fronte dei patrimoni illeciti in Calabria e delle misure di prevenzione applicate dai tribunali del distretto.