La Procura di Potenza ha riaperto le indagini sul caso di Elisa Claps, la sedicenne scomparsa il 12 settembre 1993 e trovata senza vita nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità a Potenza nel 2010. Il nuovo filone investigativo si concentra sul ritrovamento del corpo e sulle presunte coperture che hanno impedito per anni di fare piena luce sulla vicenda. La riapertura, annunciata nei giorni scorsi, segna un momento cruciale per un caso che ha segnato la cronaca italiana.
Le circostanze del ritrovamento e i dubbi sulle responsabilità
Il corpo di Elisa venne scoperto il 17 marzo 2010, durante alcuni lavori di ristrutturazione nella chiesa. Era stato occultato sotto calcinacci e un materasso, e qualcuno aveva praticato un foro nel tetto per favorire l'uscita dei miasmi della decomposizione. Questi dettagli fanno pensare a una macchinazione orchestrata per nascondere il cadavere. La Procura intende ora accertare chi fosse a conoscenza dell'omicidio e chi abbia aiutato l'assassino, Danilo Restivo, a occultare il corpo. Restivo, già condannato per l'omicidio di Heather Barnett in Inghilterra nel 2002, sta scontando una pena detentiva nel Regno Unito. Ma in Italia non è mai stato processato per la morte di Elisa, sebbene gli sia stata riconosciuta la responsabilità penale.
Il ruolo di Danilo Restivo e le zone d'ombra ancora da chiarire
Danilo Restivo, all'epoca ventenne, era un frequentatore della chiesa e conosceva la vittima. Dopo la scomparsa di Elisa, si trasferì in Inghilterra, dove uccise brutalmente la vicina di casa. Solo dopo la scoperta del corpo in Italia, gli investigatori riuscirono a collegare i due delitti. Restivo fu estradato in Italia per essere interrogato, ma il processo per l'omicidio di Elisa non si concluse mai con una condanna definitiva a causa di vizi procedurali. Ora la riapertura delle indagini potrebbe portare a nuove accuse per favoreggiamento e occultamento di cadavere nei confronti di eventuali complici. La Procura sta anche verificando se vi siano state responsabilità da parte di esponenti della Chiesa locale, dato che il corpo rimase nascosto per 17 anni in un luogo sacro.
L'impatto sulla famiglia Claps e la richiesta di verità
La famiglia di Elisa Claps, da sempre in prima linea per ottenere giustizia, ha accolto con favore la riapertura delle indagini. Il fratello Gildo Claps, che ha dedicato la vita a cercare la verità, ha dichiarato che si tratta di un passo importante per fare piena luce su tutte le responsabilità. La speranza è che emergano finalmente i nomi di chi ha coperto l'assassino e di chi ha permesso che il corpo rimanesse inosservato per quasi due decenni. La Procura di Potenza sta raccogliendo nuove testimonianze e documenti, e ha già sentito alcune persone informate sui fatti. Il caso è tornato sotto i riflettori nazionali, con l'attenzione dei media che segue ogni sviluppo.
Le prospettive giudiziarie e gli scenari futuri
Gli inquirenti puntano a ricostruire la catena di persone che ebbero accesso al sottotetto della chiesa tra il 1993 e il 2010. Particolare attenzione è rivolta ai lavori di ristrutturazione e a chi li commissionò. Il foro nel tetto, realizzato per areare l'ambiente, è considerato un indizio chiave per risalire a chi sapeva della presenza del cadavere. Le indagini si concentrano anche su eventuali depistaggi e omissioni da parte delle autorità locali dell'epoca. Se emergeranno prove sufficienti, si potrebbero aprire nuovi processi per favoreggiamento, con pene che possono arrivare fino a sei anni di reclusione. La Procura ha assicurato che nessuna pista sarà trascurata e che verranno utilizzati tutti gli strumenti investigativi disponibili, comprese le moderne tecnologie di analisi del DNA e delle tracce biologiche.