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Rifugi volontari nel mirino della Regione, Chiara Calasanzio: "Il nuovo decreto rischia di farci chiudere"

Di Giovanna Venezia
Rifugi volontari nel mirino della Regione, Chiara Calasanzio: "Il  nuovo decreto rischia di farci chiudere"

Un grido d’allarme forte, diretto e carico di preoccupazione arriva dall’Oasi Ohana e dalla sua fondatrice, Chiara Calasanzio.

Al centro della protesta c’è il Decreto Assessoriale n. 1166 del 22 ottobre 2025, con il quale la Regione Siciliana starebbe stravolgendo il sistema dei rifugi volontari, equiparandoli di fatto ai canili sanitari, realtà profondamente diverse per funzione, filosofia e missione.
Secondo quanto denunciato dai volontari, il decreto impone ai canili già esistenti – definiti “rifugi sanitari” – l’adeguamento entro cinque anni a una serie di requisiti strutturali estremamente rigidi. I rifugi volontari, invece, non vengono riconosciuti come categoria distinta e si ritrovano ignorati, senza tempi congrui e senza possibilità reale di adeguamento alle stesse norme.
Tra gli obblighi previsti figurano parcheggi e aree di carico e scarico, locali amministrativi e di accoglienza, spogliatoi e servizi igienici, ambulatori sanitari, aree di degenza con box a misure standard, zone di sgambamento strutturate, banchi congelatori per le carcasse, pavimentazioni industriali e impianti dedicati. Prescrizioni pensate per strutture sanitarie e non per rifugi nati con finalità di salvataggio e recupero.
Per l’Oasi Ohana, l’adeguamento a queste norme comporterebbe una spesa stimata tra i 150 e i 200 mila euro, una cifra giudicata del tutto insostenibile per una realtà che vive esclusivamente di donazioni, sacrifici personali e lavoro volontario. «Noi non diventeremo mai un canile», ribadisce Chiara Calasanzio, rifiutando l’idea di trasformare un rifugio fondato su relazioni, libertà controllata e recupero emotivo in una struttura di box e cemento.
Nel mirino anche l’impostazione del decreto, accusata di non tenere conto della realtà dei rifugi volontari: luoghi immersi nella natura, organizzati in macroaree con terra, erba e alberi, dove gli animali possono giocare, correre e ritrovare dignità dopo esperienze di abbandono e maltrattamento. Un modello che rischierebbe di essere cancellato da norme ritenute lontane dalla tutela reale del benessere animale.
Se il decreto resterà invariato, il rischio concreto – secondo i volontari – è la chiusura di decine di rifugi in tutta la Sicilia, con una drastica riduzione dei salvataggi e un aumento degli animali condannati all’abbandono e alla morte. Inoltre, il provvedimento finirebbe per favorire la nascita di micro-canili da 11 a 20 cani, che potrebbero accedere a fondi pubblici con obblighi inferiori rispetto a quelli imposti ai rifugi storici.
Da qui l’appello alla Regione Siciliana affinché riveda il decreto, distinguendo chiaramente tra canili sanitari, rifugi volontari e microstrutture di accoglienza, prevedendo deroghe per le strutture già esistenti e riconoscendo il valore sociale di chi, ogni giorno, salva vite senza fini di lucro.
«Io ho deciso: non toccherò il nostro rifugio», afferma Chiara Calasanzio. «Se vorranno, metteranno i sigilli con me dentro. Non permetterò a nessuno di toccare Ohana». Un messaggio estremo ma simbolico, che chiama alla mobilitazione l’opinione pubblica. L’invito è a condividere, informare e fare rumore, perché il futuro di tanti animali passa anche da questa battaglia.

GV

Giovanna Venezia

Giornalista della redazione di Risoluto, impegnato quotidianamente a fornire notizie accurate e verificate sul territorio.

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