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Scioglimento del Comune di Paternò, il sindaco Nino Naso ricorre al Tar

Di Giovanna Venezia
Scioglimento del Comune di Paternò, il sindaco Nino Naso ricorre al Tar
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Il sindaco di Paternò, Nino Naso, ha dato mandato al proprio legale, l’avvocato Luigi Casiraro, di presentare ricorso al Tar contro il decreto di scioglimento del Comune per presunte infiltrazioni mafiose.
A renderlo noto è lo stesso avvocato Casiraro, che annuncia una linea di difesa netta e articolata. «Siamo pronti a contrastare le tesi poste a fondamento dello scioglimento – afferma – chiedendo una verifica rigorosa del provvedimento. La legge richiede fatti specifici, attuali e gravi, direttamente imputabili all’amministrazione comunale. In questo caso, invece, la motivazione si fonda prevalentemente su valutazioni di contesto e su elementi non verificati da alcuna autorità giudiziaria».
Il legale sottolinea come l’attività della Commissione d’accesso abbia natura esclusivamente amministrativa e non giudiziaria. «Occorre essere molto chiari – osserva – le valutazioni della Commissione sono ipotesi, non accertamenti di responsabilità. Nel decreto non risultano provvedimenti penali né contestazioni a carico del sindaco. Il concetto di “condizionamento” resta una valutazione discrezionale dell’amministrazione, che dovrà ora essere esaminata nelle sedi giurisdizionali competenti».
Casiraro respinge con decisione qualsiasi accostamento tra l’amministrazione comunale e la criminalità organizzata.

«Deve essere smentita in modo categorico – evidenzia – ogni ipotesi di contatti, rapporti o favoritismi nei confronti della mafia da parte del sindaco o dell’amministrazione. Non vi è stato alcun comportamento, né risultano provvedimenti amministrativi, che abbiano favorito direttamente o indirettamente interessi criminali».
Secondo il legale, il procedimento di scioglimento presenta inoltre profili critici sotto il profilo delle garanzie. «Ci troviamo dinanzi a un procedimento amministrativo atipico – continua – che non consente alcuna forma di partecipazione o di contraddittorio al soggetto interessato e che si fonda su valutazioni unilaterali.

Si parla di “rapporti” in senso ampio, non di atti amministrativi concreti adottati per favorire qualcuno. Non risulta alcun provvedimento che abbia agevolato soggetti controindicati».
In merito al procedimento penale in corso, l’avvocato precisa che non rientra tra le basi del provvedimento di scioglimento. «Non entro nel merito – conclude – posso solo ricordare un dato oggettivo: la Corte di Cassazione ha annullato la richiesta di misura cautelare».
«Il mio assistito – aggiunge infine Casiraro – pur amareggiato, è sereno. Si è sempre mosso nel pieno rispetto della legge e confida che la sede giurisdizionale possa valutare i fatti con equilibrio, distinguendo tra ipotesi amministrative e fatti realmente provati».

GV

Giovanna Venezia

Giornalista della redazione di Risoluto, impegnato quotidianamente a fornire notizie accurate e verificate sul territorio.

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