Tombaroli in azione sul monte Adranone: sei paternesi fermati dai Carabinieri in flagranza di reato
Di Risoluto Redazione
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Dopo l'anticipazione di stamattina di Risoluto.it, giungono le notizie ufficiali da parte degli investigatori in merito ai sei tombaroli, tutti di Paternò (CT), bloccati dai Carabinieri sul monte Adranone, nel comune di Sambuca di Sicilia, dopo essere stati sorpresi in flagranza di reato armati di pale, picconi, torce e di tutti gli utensili utili per scavare e raccogliere i vari reperti. Si tratta dei quarantatreenni Filippo Germanà, Vincenzo Antonino Sinatra e Vito Stancanelli, di Salvatore Anicito di 40 anni, Salvatore Di Stefano di 54, e Vincenzo Longo di 45.
Già da qualche notte i militari si erano appostati nella zona, nell'ambito di un'indagine scaturita dalle numerose denunce, presentate nel corso del tempo dai responsabili di uno dei siti archeologici più importanti del territorio, di furti, saccheggi, danneggiamenti e scavi indiscriminati su tutta la superficie del sito. Il monte Adranone è particolarmente ricco di reperti risalenti al IV secolo a.C. Sito da qualche tempo non solo meta di turisti ma anche di ladri, che nottetempo si impossessano di monili, vasi e monete d'epoca. Un mercato fiorente, quello del commercio di reperti storici, soprattutto destinato a collezionisti d’oltralpe.
Gli investigatori fanno notare che le sei persone fermate conoscevano bene il territorio. Lo si intuisce dai loro movimenti notturni precisi e silenziosi. Verosimilmente, dunque, non era la prima volta che facevano visita in quei luoghi. Tre di loro, infatti, hanno precedenti per reati contro il patrimonio, due dei quali in modo specifico per impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato. I sei, dopo essere stati compiutamente identificati, sono stati accompagnati negli uffici del comando Compagnia di Sciacca per le operazioni di rito. Nei prossimi giorni il G.I.P. presso il Tribunale di Sciacca, deciderà in merito alla relativa convalida degli arresti.
Il deturpamento ed il depauperamento continuo dei siti archeologici rappresenta, in queste terre così ricche di storia e cultura, una condotta altamente lesiva, non solo al patrimonio storico dello Stato, ma soprattutto alla stessa identità di un popolo.
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