Violenza sessuale sulla giovane tredicenne: l'arciprete di Menfi: "La madre doveva proteggere la figlia e non esserne la carnefice"
Di Vittoria Russo
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L'arciprete di Menfi, Alessandro Di Fede Santangelo, è attonito per il grave episodio di violenza sessuale compiuto ai danni di una ragazzina, di tredici anni, costretta dalla madre a prostituirsi per racimolare pochi euro. "Tutti quelli che commettono orrori del genere sono persone malate - ha evidenziato padre Santangelo - che hanno bisogno di cure, ma che meritano anche il carcere".
Tutta la comunità di Menfi è sgomenta per gli abusi sessuali che ha dovuto subire una ragazzina, di appena tredici anni, indifesa e data in pasto a degli individui che, senza scrupoli, hanno violentato, più volte, la giovane inerme che non ha potuto in alcun modo difendersi. Complice dell'atroce fatto la madre, che non ha in nessun modo protetto e sottratto la propria bambina dalle grinfie di simili delinquenti. L'arciprete di Menfi, Alessandro Di Fede Santangelo, non ha parole per commentare un simile episodio. "Non ci aspettavamo che un simile orrore - ha detto - potesse coinvolgere la città di Menfi e i suoi abitanti che, oggi, si sentono impotenti di fronte a questi atroci episodi." La madre della sfortunata ragazzina si trova, attualmente, in carcere insieme al sessantenne Pietro Civello, di Gibellina, mentre gli altri quattro indagati nell'inchiesta per presunti abusi sessuali, sulla tredicenne, tre dei quali originari di Menfi, si trovano ai domiciliari.
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