C'erano una volta i comizi in piazza, quando il candidato parlava al popolo. Oggi la politica viaggia in streaming e nei salotti Tv
Di Risoluto Redazione
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C'erano una volta i comizi. Era l'epoca della comunità che si raccoglieva sotto il palco, ad ascoltare le proposte dei candidati. Ebbene sì, perfino quelle di chi ambiva al Parlamento nazionale. Era ancora, quella, l'epoca in cui, andando al seggio, bisognava scegliere il proprio onorevole o senatore che fosse. A mezzanotte termina la campagna elettorale. E da queste parti di comizio non se n'è visto nemmeno uno.
In principio furono i numeri. Era sufficiente, accanto al simbolo del partito prescelto, scrivere quello corrispondente al proprio candidato. Poi arrivarono gli abbinamenti, quando le preferenze erano multiple. Si potevano indicare addirittura quattro candidati. Poi dopo il referendum Segni del '91 non fu più possibile. Non solo: niente più numeri, bisognava indicare il nome del proprio candidato. È di anni più recenti l'era delle liste bloccate, quelle che non necessitano di alcuna indicazione specifica. Perché i candidati sono già stati decisi dalle segreterie nazionali. È sufficiente solo indicare il simbolo di partito che si preferisce.
C'è ancora bisogno di domandarsi come mai non ci sono più i comizi? Il motivo per il quale non ce n'è più bisogno? Già, perché i leader nazionali ormai parlano in streaming su internet, scelgono una piazza simbolica, che poi si trasforma in virtuale. Tutt'al più comunicano attraverso spot accattivanti. Oppure ancora siedono sulle comode poltrone dei talk-show. Il comizio in piazza resiste ancora (chissà fino a quando) per le amministrative. È diventato faticoso anche per le Comunali. Ma per le Politiche no, non è più necessario. Perché il voto è stato sostanzialmente svuotato del ruolo di adesione ad una proposta. Resta, con tutti i difetti, però, l'unico modo di cui il cittadino dispone, da Bolzano a Sciacca, per essere partecipi della vita democratica. Anche senza necessità di comiziare.
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