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Assegno di Inclusione 2026, chi lavora in nero rischia grosso: revoca immediata e obbligo di restituzione delle somme

Di Giacomo Cascio
Assegno di Inclusione 2026, chi lavora in nero rischia grosso: revoca immediata e obbligo di restituzione delle somme
Assegno di Inclusione 2026, chi lavora in nero rischia grosso

Stretta senza precedenti: sei punti in meno per i datori di lavoro e sanzioni automatiche per i beneficiari

Dal 1° gennaio 2026 entreranno in vigore nuove e severe regole contro il lavoro nero dei beneficiari dell’Assegno di Inclusione.
Con il Decreto Sicurezza sul lavoro (D.L. 159/2025), infatti, chi impiega o lavora irregolarmente rischia sanzioni immediate, revoca del beneficio e restituzione delle somme percepite.

La novità principale riguarda i tempi di applicazione delle penalità: non sarà più necessario attendere sentenze o ricorsi.
Basterà il verbale unico di accertamento dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro per far scattare la sanzione, come previsto dal nuovo comma 7-bis dell’articolo 27 del D.Lgs. 81/2008.


⚠️ Sei punti in meno per ogni lavoratore irregolare

Il decreto introduce un meccanismo di penalità immediata per le imprese che impiegano beneficiari dell’Assegno di Inclusione in modo irregolare.
Per ogni lavoratore “in nero”, vengono decurtati sei punti dalla patente a crediti:

  • 5 punti per la violazione base legata al lavoro irregolare;
  • 1 punto aggiuntivo come aggravante specifica per l’impiego di percettori del sussidio.

Considerando che la patente a crediti parte da 30 punti e che sotto i 15 punti è vietato operare nei cantieri, bastano due lavoratori irregolari per compromettere l’attività dell’impresa.
Una misura pensata per colpire duramente le aziende che sfruttano manodopera non dichiarata e per dissuadere pratiche scorrette che danneggiano il mercato del lavoro regolare.


🧍‍♂️ Conseguenze anche per i beneficiari dell’Assegno

Chi percepisce l’Assegno di Inclusione e viene sorpreso a lavorare in nero subisce una revoca immediata del sussidio.
L’INPS disporrà anche l’obbligo di restituire tutte le somme ricevute indebitamente, che possono ammontare a migliaia di euro, se l’attività irregolare è durata nel tempo.

Nei casi più gravi, il beneficiario rischia la denuncia per truffa ai danni dello Stato, reato che comporta conseguenze penali pesanti.
Il messaggio è chiaro: chi riceve un aiuto pubblico non può contemporaneamente svolgere un’attività non dichiarata.


🧱 Un colpo durissimo per il lavoro sommerso

La nuova disciplina nasce da un obiettivo preciso: contrastare l’abuso dei sussidi pubblici e tutelare i lavoratori onesti.
Per anni, il Reddito di cittadinanza e l’attuale Assegno di Inclusione sono stati oggetto di polemiche per l’alto numero di beneficiari che, secondo le stime, continuavano a lavorare in nero, soprattutto nei settori dell’edilizia e dei servizi.

Dal 2026 non ci sarà più alcun margine di tolleranza: la tolleranza zero diventa legge.
Le imprese dovranno verificare con attenzione la posizione dei propri dipendenti e collaboratori, mentre i percettori del sussidio dovranno scegliere tra lavorare regolarmente o rinunciare al beneficio.


🏁 L’obiettivo: più equità e meno abusi

Il Governo punta così a ripulire il sistema di inclusione sociale, assicurando che gli aiuti economici arrivino solo a chi ne ha davvero bisogno.
Allo stesso tempo, la stretta mira a rafforzare la trasparenza nel mercato del lavoro e a ridurre la concorrenza sleale tra imprese oneste e chi impiega personale senza contratto.

GC

Giacomo Cascio

Giacomo Cascio — Editore di Risoluto.it. Fondatore di Blue Owl, agenzia di marketing locale in Sicilia e ideatore del Metodo Autorità Locale.

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