Giuseppe Cascio, da Sciacca a Malta: la storia del giovane saccense · Risoluto
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Giuseppe Cascio: «Ho lasciato Sciacca, ma Sciacca non mi ha mai lasciato»

Di Risoluto Redazione
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Giuseppe Cascio, chef originario di Sciacca, davanti al ristorante Sale e Pepe Portomaso a Malta

Da giovanissimo cameriere alle prime esperienze fuori dalla Sicilia, fino a diventare Executive Chef a Malta. Giuseppe Cascio racconta a Risoluto il percorso costruito lontano dalla sua città e non nasconde il desiderio di un possibile ritorno: «Sarebbe un trionfo».

In breve

  1. Giuseppe Cascio ha mosso i primi passi nella ristorazione a soli 11 anni e, dopo il diploma alberghiero, nel 2008 ha lasciato Sciacca.
  2. Dopo diverse esperienze in Sicilia e nel resto d'Italia, è arrivato a Malta, dove ha costruito la propria crescita professionale fino al ruolo di Executive Chef.
  3. Oggi non esclude un ritorno: portare a Sciacca l'esperienza accumulata negli anni sarebbe per lui «un trionfo» e «un cerotto su una ferita».

Ci sono partenze che con il passare degli anni diventano semplicemente un cambio di residenza. E ce ne sono altre nelle quali il legame con il luogo da cui si è partiti continua a riaffiorare.

Quella di Giuseppe Cascio appartiene alla seconda categoria.

Da anni vive e lavora a Malta, dove ha costruito la propria vita familiare e professionale fino a diventare Executive Chef. Ma quando parla di Sciacca, il racconto cambia inevitabilmente tono.

«Ho lasciato Sciacca tanto tempo fa, ma Sciacca non mi ha mai lasciato», racconta nell'intervista realizzata negli studi di Risoluto durante il suo ritorno in città.

Una frase che racchiude buona parte della sua storia.

Dalla prima esperienza a 11 anni alla scelta di lasciare Sciacca

Il rapporto di Giuseppe con la ristorazione comincia prestissimo.

Proviene da una famiglia nella quale alcuni zii lavoravano già nel settore e a soli 11 anni fa la sua prima esperienza come cameriere. È proprio osservando ciò che accade in cucina che nasce progressivamente la curiosità per le preparazioni e per gli alimenti.

La scelta dell'istituto alberghiero diventa così quasi naturale.

Dopo il diploma, conseguito nel 2008, arriva però una decisione destinata a cambiare il suo percorso: lasciare Sciacca.

Giuseppe cercava qualcosa in più rispetto alle possibilità professionali che in quel momento riteneva di poter trovare nella sua città. Partire significava lasciare legami e radici, ma anche provare a costruire un futuro diverso.

Cominciano così anni di esperienze tra diverse località della Sicilia e del resto d'Italia. Ogni cucina, ogni collega e persino ogni errore diventano, come racconta lui stesso, elementi da aggiungere progressivamente al proprio bagaglio professionale.

Una notte, alcuni curriculum e la chiamata da Malta

Anche l'arrivo a Malta non nasce da un progetto costruito a tavolino.

A un certo punto Giuseppe sente che persino l'esperienza italiana comincia a stargli stretta. Una notte, spinto – racconta – da un misto di rabbia e voglia di crescere, invia alcuni curriculum.

Tra le destinazioni c'è Malta.

Arriva la chiamata per un colloquio. Giuseppe prepara le valigie, parte, affronta una settimana di prova e viene assunto.

Comincia così una nuova fase.

Non arriva sull'isola da Executive Chef. Riparte ancora una volta dai gradini più bassi e costruisce il proprio percorso passo dopo passo.

«Ci sono stati momenti in cui si cade e ci si rialza», racconta. A fare la differenza, secondo Giuseppe, sono stati l'impegno quotidiano, la volontà di migliorarsi e soprattutto il non perdere di vista l'obiettivo: arrivare a gestire una cucina, formare il proprio staff e riuscire a rappresentare la propria identità attraverso i piatti.

A Malta la possibilità di esprimersi e crescere

Nella sua esperienza, Malta gli offre opportunità che aveva faticato a trovare precedentemente.

Giuseppe sottolinea in particolare la fiducia e la libertà professionale ricevute dagli imprenditori con cui ha lavorato: la possibilità di esprimersi, assumersi responsabilità e dimostrare attraverso i risultati il valore del proprio lavoro.

Ma c'è anche un elemento geografico e culturale.

La vicinanza alla Sicilia e una cucina fortemente mediterranea gli consentono di sentirsi, per alcuni aspetti, quasi a casa e di portare nei piatti le proprie radici insieme alle esperienze accumulate negli anni.

Oggi considera quello maltese un settore della ristorazione ancora in crescita e capace di offrire possibilità professionali, pur sottolineando che si tratta comunque di un mercato con difficoltà e sacrifici.

L'intervista video

Dagli inizi giovanissimo a Sciacca alla decisione di partire, dalle esperienze in Italia all'arrivo quasi casuale a Malta, fino alla crescita professionale e alla possibilità di un futuro ritorno.

Giuseppe Cascio racconta la sua storia nell'intervista integrale realizzata negli studi di Risoluto.

«Lasciare la propria terra crea una ferita»

È nella parte finale della conversazione che il racconto professionale lascia maggiormente spazio a quello personale.

Malta gli ha dato molto. Lì Giuseppe è cresciuto professionalmente e ha costruito anche la propria famiglia.

Eppure, quando pensa a Sciacca, ammette di provare sentimenti diversi: nostalgia ma anche rabbia, legata alla necessità avvertita anni fa di dover lasciare la propria terra per cercare migliori opportunità lavorative.

Da qui nasce anche l'ipotesi di un ritorno.

Non necessariamente un ritorno per ricominciare da zero, ma per portare a Sciacca quello che ha imparato fuori.

«Sarebbe un trionfo ritornare a Sciacca» e permettere ai clienti della sua città di conoscere una parte del bagaglio professionale costruito negli anni.

Poi utilizza un'immagine ancora più personale: tornare sarebbe anche «un cerotto su una ferita che si è creata tanti anni fa», perché lasciare la propria terra, spiega, lascia inevitabilmente qualcosa dentro.

Uno sguardo al futuro di Sciacca

Nonostante le criticità che lo hanno spinto ad andare via, Giuseppe guarda oggi con interesse a ciò che sta accadendo nel territorio.

Vede un settore della ristorazione locale in crescita e osserva la presenza di investimenti che, a suo giudizio, potrebbero contribuire a una svolta negli anni a venire.

E proprio questa evoluzione potrebbe rappresentare, un giorno, una motivazione in più per rientrare.

Ai giovani che oggi si trovano davanti alla stessa scelta che lui affrontò anni fa – restare o partire – Giuseppe lascia soprattutto un invito: non avere paura.

Le esperienze lontano da casa possono essere difficili, soprattutto all'inizio, ma affrontarle può aprire strade e soluzioni impossibili da vedere prima di partire.

Ed è forse qui che la sua storia torna al punto da cui era iniziata.

Giuseppe Cascio è andato via da Sciacca per costruire altrove le opportunità che cercava. Oggi, dopo anni di esperienze, non esclude che proprio quel bagaglio costruito lontano possa un giorno compiere il viaggio inverso e tornare nella città da cui tutto è cominciato.


Saccensi altrove

Con la storia di Giuseppe Cascio, Risoluto racconta i saccensi che vivono e lavorano lontano dalla propria città: le ragioni della partenza, ciò che hanno costruito fuori, il rapporto mantenuto con le proprie radici e lo sguardo con cui oggi osservano Sciacca.

Storie diverse unite da una domanda: quanto della città che abbiamo lasciato continua a vivere nella persona che siamo diventati?

RR

Risoluto Redazione

Giornalista della redazione di Risoluto, impegnato quotidianamente a fornire notizie accurate e verificate sul territorio.

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