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Lavoratore privato del bagno durante il turno: la Cassazione conferma il risarcimento

Di Giacomo Cascio
Lavoratore privato del bagno durante il turno: la Cassazione conferma il risarcimento
Lavoratore privato del bagno durante il turno- la Cassazione conferma il risarcimento

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha riaffermato un principio fondamentale nel diritto del lavoro: negare l’accesso ai servizi igienici durante l’orario di lavoro lede la dignità del lavoratore e può comportare l’obbligo per l’azienda di risarcire il danno subito.

L’ordinanza n. 12504/2025, infatti, ha respinto il ricorso di un’impresa condannata a risarcire 5.000 euro a un dipendente che non aveva potuto accedere ai bagni in un momento di necessità urgente.


Obblighi del datore di lavoro: il riferimento all’art. 2087 c.c.

L’articolo 2087 del Codice Civile impone al datore di lavoro di tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori, adottando tutte le misure necessarie, anche non espressamente previste dalla legge, per garantire condizioni di lavoro sicure, dignitose e rispettose della persona.

Nel caso esaminato, l’azienda aveva introdotto una prassi interna che imponeva ai dipendenti di chiedere l’autorizzazione al team leader per accedere al bagno, anche in caso di urgenza.


Il caso: bisogno ignorato, dignità violata

Il lavoratore coinvolto, impossibilitato ad avere l’autorizzazione nonostante ripetuti tentativi e l’utilizzo del pulsante d’emergenza, è stato costretto a lasciare il posto di lavoro da solo, senza però riuscire a evitare un episodio di incontinenza. A seguito dell’accaduto:

  • Non ha ricevuto autorizzazione a recarsi in infermeria;
  • Ha potuto cambiarsi solo durante la pausa, in un corridoio sotto gli occhi di altri colleghi.

I giudici di primo e secondo grado hanno ritenuto che la condotta dell’azienda abbia violato i doveri di tutela, leso la dignità personale del dipendente e dimostrato gravi carenze organizzative.


La decisione della Cassazione: ricorso respinto

La società aveva fatto ricorso sostenendo che si trattasse di un evento imprevedibile e inevitabile. Tuttavia, la Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che le doglianze dell’azienda non riguardavano la legge, ma una valutazione di fatto già correttamente espressa nei primi due gradi di giudizio.


Cosa stabilisce la giurisprudenza: il diritto alla dignità

Questa sentenza si inserisce in una linea giurisprudenziale ormai consolidata, che evidenzia come la dignità sul lavoro sia un diritto fondamentale e indisponibile. La Corte sottolinea che il datore di lavoro non può disinteressarsi delle esigenze fisiologiche dei dipendenti, nemmeno in nome dell’efficienza organizzativa.

Garantire l’accesso ai servizi igienici, così come predisporre ambienti che rispettino le necessità minime della persona, non è solo una questione etica, ma un obbligo giuridico vincolante.

GC

Giacomo Cascio

Giacomo Cascio — Editore di Risoluto.it. Fondatore di Blue Owl, agenzia di marketing locale in Sicilia e ideatore del Metodo Autorità Locale.

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