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IMU e TARI 2026, arriva la nuova sanatoria: Comuni e Regioni potranno attivare la rottamazione dei tributi locali

Di Giacomo Cascio
IMU e TARI 2026, arriva la nuova sanatoria: Comuni e Regioni potranno attivare la rottamazione dei tributi locali
IMU e TARI 2026, arriva la nuova sanatoria- Comuni e Regioni potranno attivare la rottamazione dei tributi locali

La Legge di Bilancio 2026 (legge n. 199/2025) introduce una novità destinata a incidere profondamente sul rapporto tra cittadini ed enti locali: Comuni e Regioni potranno attivare in autonomia sanatorie e definizioni agevolate per i tributi di propria competenza, comprese IMU e TARI.
Si apre così la strada a una vera e propria rottamazione dei tributi locali, che non dipenderà più esclusivamente da una legge statale.

Cos’è la nuova sanatoria IMU e TARI 2026

La misura consente agli enti territoriali di introdurre, tramite regolamento locale, forme di definizione agevolata dei debiti fiscali, permettendo ai contribuenti di regolarizzare la propria posizione pagando solo l’imposta dovuta, con una forte riduzione o cancellazione degli oneri accessori.

In concreto, la sanatoria potrà prevedere:

  • azzeramento totale o parziale di sanzioni e interessi di mora;
  • rateizzazione del debito residuo;
  • eliminazione degli oneri di riscossione.

Non è invece ammesso alcun intervento sull’IRAP, che resta esclusa dalla misura.

Quali tributi locali rientrano nella rottamazione

La nuova facoltà concessa a Comuni e Regioni riguarda un’ampia platea di entrate locali, tra cui:

  • IMU (limitata alla quota comunale);
  • TARI;
  • canone patrimoniale unico (occupazione suolo pubblico e pubblicità);
  • ICP e diritti sulle affissioni;
  • multe e sanzioni per violazioni al Codice della Strada;
  • tributi regionali, come bollo auto, canoni idrici e addizionali IRPEF regionali non versate.

Si tratta di una svolta rispetto al passato: fino ad oggi, infatti, gli enti locali non potevano introdurre sanatorie senza una specifica norma statale.

La rottamazione non è automatica: serve un regolamento

Elemento centrale della riforma è l’autonomia decisionale degli enti locali.
La sanatoria non scatta automaticamente con l’entrata in vigore della legge: Comune o Regione devono prima approvare un apposito regolamento.

In assenza di questo atto:

  • nessuna definizione agevolata è applicabile;
  • il contribuente resta soggetto alle regole ordinarie di accertamento e riscossione.

Ogni ente potrà inoltre decidere:

  • quali tributi includere;
  • quali annualità agevolare;
  • se limitare la sanatoria a determinate categorie di debiti.

Debiti accertati e non accertati: cosa cambia

La norma consente agli enti di estendere la definizione agevolata anche a:

  • debiti già accertati;
  • crediti in contenzioso;
  • carichi in riscossione coattiva;
  • rateizzazioni decadute;
  • situazioni ancora in fase di accertamento.

Quest’ultimo punto è particolarmente rilevante: sarà possibile regolarizzare omessi o parziali versamenti prima dell’accertamento, con un risparmio significativo su sanzioni e interessi rispetto al ravvedimento operoso.

IMU: limiti sulla quota statale

Per quanto riguarda l’IMU, la sanatoria presenta un limite importante.
Secondo l’orientamento del Dipartimento delle Finanze, i Comuni non possono intervenire sulla quota IMU di competenza statale, in particolare per gli immobili del gruppo catastale “D”.

Di conseguenza:

  • la definizione agevolata potrà riguardare solo la quota comunale dell’IMU;
  • la parte statale resta esclusa da qualsiasi forma di condono locale.

Crediti esclusi dalla sanatoria

Restano fuori dalla rottamazione:

  • i crediti affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdER),
    poiché i regolamenti locali non possono imporre obblighi o rinunce al riscossore pubblico statale.

Una svolta per contribuenti e finanze locali

La riforma rappresenta un cambio di paradigma: non più sanatorie centralizzate e occasionali, ma strumenti flessibili e territoriali, adattabili alle esigenze finanziarie dei singoli enti e alle difficoltà dei contribuenti.

Per cittadini e imprese, il 2026 potrebbe quindi diventare l’anno giusto per:

  • chiudere vecchie pendenze IMU e TARI;
  • evitare il contenzioso;
  • ridurre sensibilmente il costo dei debiti fiscali locali.

Tutto dipenderà, però, dalle scelte concrete di Comuni e Regioni, che nei prossimi mesi saranno chiamati a decidere se – e come – attivare la nuova sanatoria.

GC

Giacomo Cascio

Giacomo Cascio — Editore di Risoluto.it. Fondatore di Blue Owl, agenzia di marketing locale in Sicilia e ideatore del Metodo Autorità Locale.

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