Un custode del Museo regionale “Agostino Pepoli Accascina” è finito sotto indagine per presunte false dichiarazioni rese al pubblico ministero nell’ambito dell’inchiesta sul furto delle opere di Antonello da Messina.
Il dipendente era stato convocato nei giorni scorsi al palazzo di giustizia insieme ad altri tre colleghi presenti nel museo durante la serata in cui avvenne il colpo. Inizialmente ascoltato come persona informata sui fatti, avrebbe fornito una ricostruzione caratterizzata da numerose incongruenze rispetto alle testimonianze degli altri lavoratori.
Le discrepanze emerse durante l’interrogatorio avrebbero quindi spinto i magistrati a interrompere l’audizione e a iscrivere il custode nel registro degli indagati per l’ipotesi di false dichiarazioni al pubblico ministero.
Al centro degli accertamenti resta anche il funzionamento del sistema di sicurezza. Il dipendente avrebbe fatto riferimento alla disattivazione dell’allarme, ma la successione temporale da lui descritta non avrebbe convinto gli investigatori. Un altro custode avrebbe invece riferito di aver sentito il segnale acustico e di averlo spento, ritenendo che si trattasse di un malfunzionamento.
Gli inquirenti stanno cercando di stabilire se il furto sia stato favorito soltanto da gravi negligenze oppure dalla presenza di qualcuno in grado di fornire informazioni dall’interno. A destare sospetti è soprattutto il comportamento dei due autori del colpo, che, secondo quanto ricostruito finora, avrebbero agito negli spazi museali mostrando sicurezza e conoscenza degli ambienti