Calcestruzzi Belice, l'attesa infinita di undici lavoratori
Di Giovanna Venezia
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Il destino di undici lavoratori legato alla decisione della Corte d'appello di Palermo, ma l'attesa degli ex lavoratori della Calcestruzzi Belice, la società gestita dall'Agenzia Nazionale dei beni confiscati alla mafia, dichiarata fallita dal Tribunale di Sciacca nello scorso mese di dicembre, sembra essere infinita.
Dopo il primo rinvio dell'udienza della Corte di appello nel febbraio scorso chiamata a pronunciarsi sul ricorso presentato dagli amministratori avverso la dichiarazione di fallimento del Tribunale di Sciacca, l'attenzione si era spostata sul quattordici aprile scorso, data di fissazione dell'udienza di rinvio durante la quale il giudice si è riservato la decisione che si attende ormai da due settimane.
Ore e giorni vissuti con ansia dagli undici lavoratori della Calcestruzzi che dal trentuno dicembre scorso dopo essere stati licenziati, continuano a vigilare la sede della società belicina, un tempo feudo dei fratelli Cascio prima del sequestro, con la speranza di poter tornare al lavoro con una decisione favorevole del giudice rispetto il ricorso presentato dagli amministratori nell'ambito di una vicenda giudiziaria che ha penalizzato gli undici dipendenti.
" La cosa che più temiamo - afferma Giuseppe Castiglione, uno degli ex lavoratori della cava - è che la Corte di appello possa nominare un consulente tecnico di ufficio per valutare meglio i contorni della vicenda e assumere poi una decisione. Una possibilità che viene prevista dalla legge, ma che danneggerebbe ancora di più il nostro futuro lavorativo. Da cinque mesi, attendiamo di avere giustizia e che la nostra situazione così come il futuro di un'azienda ancora solida, possa nuovamente ripartire".
Agli ex lavoratori e alle loro rispettive famiglie, serve sapere se quella Calcestruzzi potrà continuare ad essere ancora fonte del proprio redditto oppure no e occorre anche saperlo con una certa fretta.
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