Il tempo delle agevolazioni facili sta per finire. Dal 2027 il conto dei bonus fiscali si alleggerirà di oltre 40 miliardi di euro, con il settore edilizio in prima linea. Secondo il Rapporto annuale sulle spese fiscali, nel 2026 lo Stato italiano rinuncerà a 129,7 miliardi di gettito per finanziare 573 bonus diversi. Una cifra impressionante che fotografa un impianto normativo frammentato. Il viceministro dell'Economia Maurizio Leo ha confermato che il lavoro di snellimento è già al vaglio del MEF.
Un sistema fiscale sommerso da 573 bonus diversi
Quasi un quarto di queste misure costa meno di 10 milioni di euro l'anno, mentre un altro 25% non è nemmeno quantificabile per mancanza di dati. Si tratta spesso di micro-esenzioni dal sapore politico più che economico. Il vero peso sui conti pubblici è concentrato altrove: appena 23 misure, il 4% del totale, assorbono l'83% della spesa complessiva. Al primo posto ci sono i bonus edilizi: superbonus, ecobonus, sismabonus e ristrutturazioni, che pesano per 53,24 miliardi di mancato gettito IRPEF e IRES.
I tagli più pesanti colpiscono il superbonus e gli altri bonus edilizi
Tra il 2026 e il 2028 la spesa complessiva per i bonus scenderà da 129,7 a 87,6 miliardi, con un taglio netto di 42,1 miliardi, pari al 32,4%. A pagare il prezzo più alto sarà il comparto edilizio: i bonus casa, che nel 2026 valgono 37,9 miliardi sulla sola IRPEF, scenderanno a 27,4 miliardi nel 2027 e poi a 12,4 miliardi nel 2028. Il bonus facciate sparirà del tutto entro il 2028.
Le nuove aliquote per le ristrutturazioni dal 2027 al 2034
Per chi pianifica lavori in casa, le novità sono sostanziali. Fino al 2024 la detrazione era del 50% su un limite di 96.000 euro per qualsiasi immobile. Per il biennio 2025-2026, per l'abitazione principale resta il 50%, mentre per altri immobili scende al 36%. Dal 2027 l'aliquota per la prima casa sarà del 36% e per altri immobili del 30%, sempre con limite 96.000 euro. Dal 2028 al 2033 la detrazione diventa unica al 30% con limite dimezzato a 48.000 euro. Dal 2034 si torna al 36% ma solo sul limite ridotto di 48.000 euro. A questo si aggiunge la stretta ambientale voluta da PNRR e REPowerEU, con l'IVA sullo smaltimento in discarica dal 10% al 22% e la tassazione più alta per i fringe benefit legati ai veicoli inquinanti.
Cosa resta invariato: assegno unico, spese mediche e pensioni di guerra
Nonostante la portata della revisione, il riordino non sarà indiscriminato. I bonus in busta paga per i lavoratori dipendenti resteranno invariati, così come l'assegno unico e la detrazione del 19% sulle spese mediche, che costa circa 5 miliardi annui. Restano fuori dai tagli anche le pensioni di guerra, esentate per 3,9 miliardi l'anno. L'obiettivo dichiarato del Governo è costruire un sistema fiscale più selettivo, premiando chi ne ha realmente bisogno. Per i contribuenti, la parola d'ordine dei prossimi anni sarà muoversi in tempo, prima che le vecchie aliquote diventino solo un ricordo.