Dal 1° gennaio 2026, con l'entrata in vigore della Legge 18 luglio 2025, numero 106, il panorama delle tutele per i lavoratori autonomi con gravi problemi di salute è cambiato radicalmente. La principale innovazione riguarda la possibilità di sospendere l'attività professionale fino a 300 giorni all'anno senza interrompere il rapporto con il committente. Una misura che offre respiro a chi deve affrontare cure lunghe e debilitanti, senza il timore di perdere la propria fonte di reddito.
La sospensione dell'attività lavorativa per 300 giorni
Grazie all'articolo 1, comma 3, della Legge 106 del 2025, i lavoratori autonomi che operano in modo continuativo per un committente, ai sensi della Legge 81 del 2017, possono fermarsi fino a 300 giorni per anno solare. Il requisito è la presenza di una patologia oncologica, una malattia invalidante o cronica, anche rara, oppure un'invalidità riconosciuta pari o superiore al 74%. Durante il periodo di sospensione, il vincolo contrattuale non si estingue. La certificazione medica può essere rilasciata dal medico di base o da uno specialista di strutture pubbliche o private accreditate, utilizzando i dati del Fascicolo sanitario elettronico. È importante sottolineare che questa agevolazione si applica esclusivamente ai rapporti continuativi, non a chi lavora con clienti occasionali o a professionisti iscritti a casse previdenziali private senza una collaborazione stabile.
Tutele previdenziali per i lavoratori autonomi con invalidità
Per chi è iscritto alle gestioni INPS, come artigiani, commercianti e Gestione Separata, con un'invalidità pari o superiore al 74%, si apre la strada all'APE Sociale con almeno 38 anni di contributi. Se l'invalidità raggiunge l'80%, i lavoratori del settore privato iscritti all'INPS possono ottenere la pensione di vecchiaia anticipata con 20 anni di contributi, a partire da 56 anni per le donne e 61 per gli uomini. I professionisti con casse previdenziali private devono invece consultare i regolamenti specifici.
Nessuna novità per i caregiver autonomi
Per i lavoratori autonomi che assistono un familiare con disabilità grave, il quadro normativo non cambia. I permessi retribuiti di tre giorni al mese, il congedo straordinario di due anni, le dieci ore annue aggiuntive introdotte dalla Legge 106, il diritto alla sede di lavoro più vicina e la priorità per il lavoro agile restano prerogativa dei soli lavoratori dipendenti. Questi benefici richiedono la presenza di un datore di lavoro e la contribuzione figurativa, elementi assenti nel lavoro autonomo.
Agevolazioni fiscali e detrazioni disponibili
I lavoratori autonomi caregiver possono comunque contare su alcune agevolazioni fiscali. Tra queste, la detrazione IRPEF del 19% per spese mediche e di assistenza, la deduzione delle spese per colf e badanti nei limiti del Testo unico delle imposte sui redditi, l'IVA al 4% per l'acquisto di veicoli per disabili con annessa detrazione del 19% ed esenzione dal bollo, e l'IVA agevolata al 4% per ausili tecnici e strumenti informatici. Attenzione: dal 2026 il bonus per l'eliminazione delle barriere architettoniche al 75% non è più operativo; gli interventi rientrano nel bonus ristrutturazioni ordinario con detrazione del 36% per l'abitazione principale e del 30% per gli altri immobili.
In sintesi, la Legge 106 del 2025 rappresenta un passo avanti significativo per i lavoratori autonomi affetti da gravi patologie, offrendo loro la possibilità di curarsi senza perdere il rapporto professionale. Resta invece da colmare il vuoto per i caregiver autonomi, che continuano a non godere delle stesse tutele dei dipendenti. Per approfondire tutte le implicazioni, è consigliabile consultare un commercialista o un patronato.