Retta RSA, detrazione a rischio senza fattura analitica · Risoluto
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Retta RSA, il Fisco cancella la detrazione se la fattura non separa vitto e cure

Di Giacomo Cascio
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Fattura retta RSA con separazione tra spese sanitarie e vitto per detrazione fiscale

Chi paga la retta di una struttura residenziale per un genitore anziano rischia di perdere ogni beneficio fiscale pur avendo versato l'intero importo con un bonifico regolare e conservando le ricevute. Il motivo non è il metodo di pagamento, ma il contenuto del documento contabile. Il Testo unico delle imposte sui redditi, il D.P.R. n. 917 del 1986, distingue infatti due componenti all'interno della retta e riconosce agevolazioni soltanto alla prima.

La quota sanitaria resta l'unica agevolabile

Nel primo gruppo rientrano le attività di medici, infermieri, fisioterapisti e operatori socio-sanitari, la riabilitazione, i medicinali e i presidi messi a disposizione dalla struttura. Il secondo raccoglie vitto, alloggio, pulizie, lavanderia e gli extra di comfort come telefono, televisione e climatizzazione. Solo il primo comparto produce un vantaggio fiscale. Il secondo è trattato come un ordinario costo di soggiorno e resta fuori da qualsiasi sconto. Se la retta è onnicomprensiva e non evidenzia quanto è stato speso per i servizi sanitari, l'Agenzia delle Entrate non riconosce la spesa. L'orientamento è consolidato e compare nelle circolari n. 10 del 2005 e n. 24 del 2022. Per la parte medica della degenza in una casa di cura privata vale la detrazione del 19 per cento prevista dall'articolo 15, comma 1, lettera c), del TUIR, calcolata sulla sola componente sanitaria.

Non autosufficienza, serve il certificato del medico

Chi sostiene l'assistenza personale di un familiare che non riesce a gestire da solo la vita quotidiana può detrarre il 19 per cento della spesa, come stabilisce l'articolo 15, comma 1, lettera i-septies), del TUIR. In una casa di cura si considera soltanto la parte di retta che copre assistenza e prestazioni sanitarie. La prima condizione da rispettare è il certificato medico, perché la semplice dichiarazione dell'interessato non è sufficiente. È considerato non autosufficiente chi non riesce da solo a mangiare, a curare l'igiene e i bisogni fisiologici, a spostarsi senza un aiuto continuo o a vestirsi. Il beneficio spetta anche quando la condizione dipende da malattie che richiedono una sorveglianza costante.

Massimale di 2.100 euro e soglia dei 40.000

La detrazione si calcola su un massimo di 2.100 euro, quindi l'imposta lorda può ridursi fino a 399 euro l'anno. Il limite è legato a chi presenta la dichiarazione e non al numero di persone assistite. Un figlio che salda le rette di entrambi i genitori dispone comunque di un solo massimale. Se più familiari contribuiscono alla retta dello stesso parente, quel tetto si divide tra loro in proporzione a quanto ciascuno ha versato. Chi supera i 40.000 euro di reddito complessivo perde il beneficio e nel conteggio si sommano anche gli affitti tassati con cedolare secca.

Con la legge 104 scatta la deduzione integrale

Se il ricoverato ha una disabilità riconosciuta dall'articolo 3 della legge 104, o un'invalidità civile al 100 per cento, si applica il regime più vantaggioso dell'articolo 10, comma 1, lettera b), del TUIR. Le spese mediche e di assistenza specifica pagate alla struttura non producono una detrazione, ma vengono sottratte dal reddito complessivo. La parte sanitaria si deduce per intero, senza massimale e a prescindere dal reddito, quindi la soglia dei 40.000 euro non viene in rilievo. Il guadagno dipende dall'aliquota marginale, perché la somma abbassa l'imponibile Irpef e fa risparmiare di più chi si colloca negli scaglioni alti.

Fattura analitica e pagamenti tracciabili

La struttura deve indicare in modo distinto la quota sanitaria e assistenziale e quella alberghiera. Gli importi devono risultare separati, anche attraverso una percentuale forfettaria fissata da una delibera regionale, come l'Agenzia ammette per i ricoveri di persone con disabilità. Se la casa di cura rilascia un solo documento con il totale, la famiglia può farsi consegnare una dichiarazione che scorpori le voci. La detrazione presuppone inoltre strumenti di pagamento tracciabili, come prevede l'articolo 1, comma 679, della legge n. 160 del 27 dicembre 2019. Sono ammessi bonifici bancari e postali, carte di credito, di debito e prepagate, assegni bancari e circolari. Chi paga in contanti perde l'agevolazione, anche se la fattura è impeccabile, quindi è necessario conservare fatture, contabili dei bonifici, scontrini del POS ed estratti conto. Il documento è intestato, con codice fiscale, alla persona assistita oppure al familiare che sopporta di fatto il costo. Chi detrae la spesa per un parente non fiscalmente a carico deve poter dimostrare il pagamento attraverso la tracciabilità o una nota sul documento che certifichi il saldo effettuato da chi presenta la dichiarazione. Un approfondimento utile su come gestire le spese sanitarie si trova nella guida alle detrazioni fiscali per le rette delle strutture sanitarie, mentre per le pratiche quotidiane conviene consultare la sezione dedicata ai diritti e alle agevolazioni fiscali.

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Domande e risposte

Chi paga la retta di una RSA può detrarre l'intero importo?
No. La detrazione spetta solo sulla quota sanitaria e assistenziale della retta. Vitto, alloggio e servizi accessori non danno diritto ad alcuna agevolazione fiscale.
Cosa deve contenere la fattura della casa di cura per ottenere la detrazione?
La fattura deve distinguere in modo analitico la componente sanitaria (medici, infermieri, fisioterapisti, farmaci) da quella alberghiera (vitto, alloggio, pulizie, extra). Se la retta è onnicomprensiva, l'Agenzia delle Entrate non riconosce la spesa.
Qual è il massimale detraibile per l'assistenza a una persona non autosufficiente?
La detrazione del 19% si calcola su un massimo di 2.100 euro annui, per una riduzione d'imposta fino a 399 euro. Il limite vale per il dichiarante, non per il numero di persone assistite.
Serve un certificato medico per la detrazione sulla non autosufficienza?
Sì, è indispensabile il certificato medico che attesti la non autosufficienza. Non basta l'autocertificazione del contribuente.
La detrazione spetta anche per un genitore ricoverato in una casa di cura privata?
Sì, ma solo sulla parte della retta che copre prestazioni sanitarie e assistenza, ai sensi dell'art. 15 del TUIR. Restano esclusi vitto, alloggio e comfort.
Giacomo Cascio

Giacomo Cascio

CEO

Giacomo Cascio — Editore di Risoluto.it. Fondatore di Blue Owl, agenzia di marketing locale in Sicilia e ideatore del Metodo Autorità Locale.

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