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Mafia, estorsioni e scommesse clandestine: 13 misure cautelari tra Palermo e Napoli

Di Giovanna Venezia
Blitz della Guardia di Finanza contro mafia, estorsioni e scommesse clandestine tra Palermo e Napoli

Blitz del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza che, su disposizione del Gip del Tribunale di Palermo e su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, ha dato esecuzione a 13 misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati.

Otto persone sono finite in carcere, mentre per altre cinque sono stati disposti gli arresti domiciliari.

L’operazione, condotta con il supporto dei militari dei comandi provinciali di Palermo e Napoli, rappresenta il risultato di una lunga attività investigativa concentrata sui gruppi mafiosi dell’Acquasanta e dell’Arenella, appartenenti al mandamento di Resuttana.

Le indagini sono state sviluppate attraverso accertamenti economico-finanziari, intercettazioni e le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia.

Complessivamente risultano 45 gli indagati per una serie di reati che comprendono associazione mafiosa, favoreggiamento, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, autoriciclaggio, reimpiego di capitali illeciti, trasferimento fraudolento di valori ed esercizio abusivo dell’attività di raccolta delle scommesse.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le attività investigative hanno consentito di definire l’attuale struttura organizzativa delle due famiglie mafiose, evidenziando come i vertici avrebbero continuato a mantenere il controllo del territorio e delle attività illegali grazie a una rete consolidata di affiliati e alla capacità intimidatoria derivante dall’appartenenza a Cosa nostra.

Per quanto riguarda il gruppo dell’Arenella, gli inquirenti ritengono che il capofamiglia avrebbe esercitato la propria influenza sulle attività economiche della zona e sulle controversie sorte anche con soggetti legati ad altri mandamenti. Sarebbe inoltre emersa la disponibilità di società intestate formalmente a persone senza precedenti, utilizzate per reimpiegare denaro di provenienza illecita.

Le indagini sulla famiglia dell’Acquasanta hanno invece evidenziato come il presunto capo del gruppo avrebbe continuato a impartire direttive anche approfittando del regime di semilibertà, avvalendosi di una rete di sodali incaricati di trasmettere gli ordini all’interno dell’organizzazione.

Gli investigatori hanno inoltre documentato un articolato sistema di raccolta abusiva di scommesse sportive.

Le giocate sarebbero state effettuate attraverso punti nascosti, con quote stabilite dagli organizzatori e pagamenti esclusivamente in contanti. Un meccanismo che, secondo l’accusa, avrebbe consentito sia di sottrarre somme al fisco sia di riciclare proventi provenienti da altre attività illecite.

Il procedimento è attualmente nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dall’ordinamento, tutti gli indagati devono considerarsi presunti innocenti fino all’eventuale sentenza definitiva di condanna

GV

Giovanna Venezia

Giornalista della redazione di Risoluto, impegnato quotidianamente a fornire notizie accurate e verificate sul territorio.

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