Nuovi accertamenti nell'ambito dell'inchiesta sulla rete di sostegno che avrebbe garantito coperture a Matteo Messina Denaro.
I carabinieri del Ros hanno eseguito una serie di perquisizioni nell'abitazione e in altri immobili riconducibili a Francesco Burrafato, 85 anni, ex primario dell'ospedale di Castelvetrano e da tempo in pensione.
Il medico è indagato con l'accusa di favoreggiamento aggravato dall'aver agevolato Cosa nostra.
Le attività investigative sono coordinate dalla Procura di Palermo, guidata dal procuratore Maurizio de Lucia, con i sostituti Gianluca De Leo e Piero Padova.
L'inchiesta si inserisce nel filone investigativo che punta a ricostruire la rete di persone che avrebbe contribuito a sostenere la lunga irreperibilità del boss di Castelvetrano.
Secondo gli investigatori, Burrafato sarebbe la persona indicata da Messina Denaro con il soprannome di "Parmigiano" in alcuni dei pizzini rinvenuti nel covo del capomafia dopo il suo arresto.
In uno dei messaggi manoscritti, indirizzato alla sorella Rosalia ma mai recapitato, Matteo Messina Denaro forniva precise indicazioni per richiedere un prestito di 40 mila euro.
Il boss spiegava che la somma avrebbe dovuto essere consegnata in più tranche da 5 mila euro attraverso una persona indicata con il soprannome di "Fragolina", assicurando che l'intero importo sarebbe stato restituito entro pochi mesi.
Gli ulteriori sviluppi investigativi sono finalizzati a chiarire il ruolo dell'ex primario e a verificare eventuali collegamenti con il sistema di protezione che avrebbe consentito al capomafia di restare latitante per decenni.