Il Foglio ha pubblicato un articolo in cui sostiene che circa 270 milioni di euro di fondi di coesione sarebbero rimasti inutilizzati, rischiando il disimpegno automatico. Una ricostruzione che la senatrice Giusi Bartolozzi, con delega ai fondi di coesione, ha prontamente smentito, fornendo dati precisi e documentati. Secondo Bartolozzi, alla data odierna risultano già impegnati circa 264 milioni di euro, mentre la quota residua di circa 16 milioni riguarda interventi in fase di perfezionamento nell'ambito del Piano nazionale. La precisazione arriva dopo che il quotidiano aveva parlato di 280,3 milioni di euro "giacenti inerti".
I dati reali degli impegni di spesa
Bartolozzi ha spiegato che confondere le risorse già impegnate con quelle già pagate significa ignorare il funzionamento elementare dei fondi di coesione. Gli impegni sono stati assunti tempestivamente dal Ministero; i pagamenti seguono, come previsto, i cronoprogrammi dei beneficiari, tra cui Regioni, Anci, Prap e altri enti, e si svilupperanno fino al 2029. La senatrice ha sottolineato che il Ministero della Giustizia è organismo intermedio, un dettaglio che l'articolo de Il Foglio avrebbe volutamente omesso. La differenza tra impegno e pagamento è fisiologica in questo tipo di fondi europei, che richiedono tempi tecnici per la rendicontazione e l'erogazione.
La replica della senatrice Bartolozzi
Nella sua replica, Bartolozzi ha definito la notizia de Il Foglio "errata e volutamente fuorviante". Ha aggiunto che colpisce come, pur di costruire l'ennesima narrazione sulla "Zarina" (riferimento ironico alla premier Giorgia Meloni), si finisca per rappresentare in modo distorto dati amministrativi che raccontano una realtà ben diversa. Le polemiche sono legittime, ha detto, ma molto meno lo è piegare i fatti per adattarli a una tesi precostituita. Le cifre sono testarde: 264 milioni sono già impegnati. Se la realtà non si adatta al racconto, dovrebbe essere il racconto a correggersi, non la realtà.
Il meccanismo dei fondi di coesione
I fondi di coesione sono risorse europee destinate a ridurre le disparità economiche tra le regioni. Il loro ciclo di vita prevede fasi di programmazione, impegno, pagamento e rendicontazione. Il disimpegno automatico, temuto da Il Foglio, scatta solo se entro scadenze precise non vengono assunti impegni formali. Bartolozzi ha dimostrato che il Ministero ha rispettato le scadenze, impegnando la stragrande maggioranza delle risorse. La restante parte è in fase di perfezionamento, un passaggio normale per interventi complessi che coinvolgono più enti. Chi racconta l'amministrazione pubblica, ha concluso Bartolozzi, ha il dovere di verificare i dati prima di trasformare una normale scansione finanziaria nell'ennesimo falso caso politico.
Questa vicenda solleva un tema più ampio: la comunicazione delle politiche pubbliche. In un contesto di forte polarizzazione, la corretta informazione sui fondi europei è essenziale per la credibilità delle istituzioni. I numeri parlano chiaro: 264 milioni impegnati su 280 disponibili, un tasso di impegno superiore al 94%. Un risultato che smentisce le accuse di immobilismo e dimostra l'efficacia della macchina amministrativa, nonostante le difficoltà oggettive legate alla complessità delle procedure. La replica di Bartolozzi non è solo una difesa personale, ma una lezione di trasparenza e rigore per tutto il dibattito pubblico.