La stagione in cui l'Italia faticava a spendere i fondi europei è archiviata, almeno secondo il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha scelto il palcoscenico del Festival delle Regioni a Firenze per tracciare un bilancio della riforma delle politiche di coesione. Un intervento affidato a un videomessaggio, con cui la premier ha voluto ringraziare il lavoro congiunto di Stato, Regioni e Province Autonome, definito decisivo per il cambio di passo.
La riforma chiude il primato negativo
Secondo Meloni, la profonda revisione dell'assetto delle politiche di coesione ha permesso al Paese di lasciarsi alle spalle quella che ha definito una vecchia e triste maglia nera, ovvero l'incapacità storica di spendere bene le risorse provenienti da Bruxelles. Un ritardo che per anni ha pesato sui territori del Mezzogiorno e non solo, alimentando la frustrazione di amministrazioni locali costrette a restituire fondi non utilizzati. La premier sostiene che il nuovo impianto, costruito insieme alle Regioni, ha impresso una svolta concreta alla macchina degli investimenti.
Sessanta miliardi già attivati sui territori
Il dato più rilevante dell'intervento è quello economico. Grazie agli accordi di coesione, il governo dichiara di aver attivato circa 60 miliardi di euro di investimenti. Risorse che, secondo la ricostruzione fornita dalla presidente del Consiglio, stanno già sostenendo opere, infrastrutture e progetti strategici individuati dagli stessi territori e condivisi con lo Stato. Un'impostazione che rovescia la logica del passato, quando i progetti venivano calati dall'alto senza un reale radicamento nelle esigenze locali.
Il metodo della condivisione con i territori
Il cuore politico del messaggio inviato a Firenze è il metodo di lavoro, più che la cifra. Meloni ha insistito sulla collaborazione tra i diversi livelli istituzionali come elemento che ha reso possibile il risultato, sottolineando che le opere finanziate sono quelle che i territori hanno proposto e condiviso con lo Stato. Una rivendicazione che arriva in un momento di confronto acceso tra esecutivo nazionale e amministrazioni regionali, spesso su sanità, trasporti e gestione dei fondi. Il riferimento alla sinergia istituzionale assume quindi un valore che va oltre la cronaca del Festival.
Le ricadute attese su opere e infrastrutture
L'attivazione di 60 miliardi non significa automaticamente cantieri aperti ovunque, ma indica che la fase di programmazione ha superato gli scogli principali. Per i territori si tratta di una finestra di opportunità da sfruttare entro le scadenze europee, con il rischio che ritardi amministrativi possano vanificare lo sforzo. La partita si gioca ora sulla capacità delle stazioni appaltanti di trasformare le risorse in lavori completati, tema su cui la stessa maggioranza è chiamata a dimostrare la tenuta delle promesse fatte agli elettori e agli enti locali.
Le opposizioni chiedono verifiche sui risultati
Il racconto ottimistico del governo non è passato senza obiezioni. Diverse forze di opposizione hanno chiesto dati verificabili sullo stato di avanzamento delle opere e sulla effettiva capacità di spesa delle Regioni, ricordando che i ritardi accumulati in passato non si cancellano con un annuncio. La discussione si sposta quindi sul terreno della trasparenza, con la richiesta di rendicontazioni periodiche accessibili ai cittadini. Il tema delle politiche di coesione resta centrale nel dibattito pubblico, come dimostrano anche i recenti approfondimenti sulle dinamiche istituzionali tra Stato e Regioni e sulle ricadute economiche per i territori che attendono le opere promesse.