Crisi commercio ittico Sciacca: i commercianti si fermano · Risoluto
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Crisi commercio ittico a Sciacca, commercianti fermi: “Non ce la facciamo più” (Video)

Di Veronica Gallo
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crisi del commercio ittico a Sciacca

La crisi del commercio ittico a Sciacca entra in una fase sempre più difficile. I commercianti che lavorano con il pesce fresco denunciano un mese di sostanziale fermo delle attività, mentre continuano a sostenere affitti, contributi, utenze e costi legati alla gestione dei magazzini e degli impianti.

A parlare è Accursio Balistreri, operatore commerciale di Sciacca, che descrive le difficoltà vissute dalle imprese della filiera. “Noi lavoriamo solo con pesce fresco”, spiega, sottolineando come il blocco dell'attività abbia lasciato le aziende senza incassi, ma non senza spese.



Crisi del commercio ittico e caro carburante


Uno dei problemi indicati dagli operatori è l'aumento del costo del carburante. Balistreri porta l'esempio del proprio mezzo: per un pieno da 100 litri servono circa 240 euro, una spesa che, secondo quanto raccontato, viene sostenuta in pochi giorni.

La crisi del commercio ittico si intreccia così con il problema del caro gasolio e con le difficoltà legate alla commercializzazione del prodotto. Anche quando il pescato tornerà sui mercati, secondo l'operatore, sarà difficile sostenere i costi e contemporaneamente confrontarsi con il prodotto importato.


Pesce locale e concorrenza sui mercati


Tra gli esempi citati c'è quello dei merluzzi: i commercianti affermano di acquistarli a 10 euro al chilo e di trovarli poi sui mercati a 4 euro al chilo quando provenienti dalla Spagna. Una differenza di prezzo che, secondo quanto riferito, rende difficile competere.

Gli operatori indicano inoltre un aumento dei prezzi delle specie ittiche più comuni a Sciacca, quantificato nel corso dell'intervista nel 60-70% rispetto al passato.


Il fermo biologico e la filiera del pesce fresco


Secondo Balistreri, il fermo biologico ha prodotto conseguenze sull'intera catena commerciale. Il mese di settembre, viene spiegato, avrebbe rappresentato un periodo nel quale ristoranti, pescherie e turismo erano ancora attivi.

Il fermo avrebbe invece determinato il blocco di una serie di categorie collegate alla pesca: dai commercianti all'ingrosso alle pescherie, che si trovano senza prodotto fresco da mettere sui banchi e con la possibilità di proporre prevalentemente prodotto congelato.

La crisi commercio ittico viene quindi descritta non soltanto come una difficoltà dei singoli operatori, ma come una situazione che coinvolge diversi segmenti della filiera.


Commercianti esclusi dal bando “Caro Carburante”



La questione viene sollevata anche da Confcommercio Agrigento, che parla di una crisi senza precedenti per la catena del valore del Distretto ittico di Sciacca. L'associazione denuncia l'esclusione dei settori della commercializzazione, conservazione, logistica e distribuzione ittica dai ristori pubblici e, in particolare, dal bando regionale FEAMPA denominato “Caro Carburante”.

Secondo Confcommercio, il provvedimento regionale mette a disposizione 17,1 milioni di euro per compensare i rincari energetici, limitando però gli aiuti al segmento della cattura primaria. L'associazione sostiene che la filiera non possa essere considerata separando i pescatori dai commercianti, perché il prodotto deve essere conservato, lavorato, trasportato e distribuito.


“Dignità nel lavoro e parità di trattamento”


La richiesta degli operatori è sintetizzata nella necessità di ottenere “dignità nel lavoro e parità di trattamento”. Nel corso dell'intervista viene spiegato che la categoria lavora da oltre un anno sul tema e che, secondo quanto riferito, si è aperto un dialogo con le istituzioni.

La richiesta riguarda in particolare la possibilità di accedere alle misure legate al caro carburante. Gli operatori affermano di aver affrontato la questione con l'assessore alla Pesca e con l'assessore competente per il Commercio e di aver avuto anche un incontro tecnico con l'assessore alle Attività produttive, durante il quale sarebbe stata prospettata una norma specifica per il comparto.


Confcommercio Agrigento, con Giuseppe Caruana, ha inoltre formalizzato un'istanza di riesame indirizzata al Commissario europeo per la Pesca, agli europarlamentari della Circoscrizione Italia Insulare e ai vertici della Regione Siciliana. Tra le richieste indicate ci sono il riesame del bando “Caro Carburante”, la riprogrammazione dei fondi Feampa residui e l'attivazione di misure fiscali per sostenere i costi della catena del freddo e della logistica.


La crisi del commercio ittico a Sciacca resta quindi legata a una filiera che gli operatori descrivono come fortemente interconnessa. Per i commercianti, senza il lavoro della distribuzione e del trasporto, il pescato rischia di non arrivare dai banchi del porto ai mercati e ai consumatori.


Veronica Gallo

Veronica Gallo

Content Editor

Digital Marketing Expert e Content Editor. Il suo lavoro si divide tra la creazione di strategie digitali orientate ai risultati e la scrittura di contenuti editoriali. Crede nel valore dell’informazione chiara, strategica e ben raccontata.

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