Il regista giapponese Shinya Tsukamoto, conosciuto in tutto il mondo per il suo stile viscerale e visionario, ha presentato in Concorso alla 83esima Mostra del Cinema di Venezia il suo nuovo film dal titolo “Mr. Nelson, Did You Kill People?”. Dopo aver esplorato le ferite della guerra in pellicole come “Fires on the Plain” e “Killing”, Tsukamoto torna a confrontarsi con la storia e le sue conseguenze più profonde, stavolta attraverso gli occhi di un reduce afroamericano della guerra del Vietnam.
La vera storia di Allen Nelson raccontata da Tsukamoto
Il film si basa sulla biografia di Allen Nelson, un giovane nero cresciuto nella povertà di New York negli anni Sessanta. Arruolato nei Marines, Nelson viene spedito in Vietnam, dove l'orrore della guerra lo trasforma in un assassino meccanico. È solo dopo una profonda crisi di coscienza che Nelson inizia a vedere la realtà di ciò che ha fatto e subito. Tsukamoto, come sempre, indaga la disumanizzazione che la guerra impone ai soldati, spingendoli a eliminarsi a vicenda senza pietà. La pellicola, però, non si limita al campo di battaglia, ma segue il reduce nel suo difficile ritorno alla vita civile, alle prese con la sindrome post-traumatica che lo emargina dalla società.
Geoffrey Rush interpreta lo psichiatra che aiuta Nelson a rinascere
Nel cast spicca il premio Oscar Geoffrey Rush, che veste i panni dello psichiatra che aiuta Allen Nelson a liberarsi dei suoi demoni. Grazie alle sedute terapeutiche e all'amore di una ragazza che diventerà sua moglie, Nelson intraprende un percorso di rinascita. Rodney Hicks, che interpreta il protagonista, offre una prova intensa e coraggiosa, incarnando con dolore e autenticità le memorie reali del reduce. La sua interpretazione riesce a trasmettere tutta la fatica e la paura di un uomo segnato per sempre dalla violenza della guerra.
Dalla terapia alla testimonianza pubblica contro l'orrore della guerra
La parte finale del film mostra Nelson trasformarsi in un testimone instancabile degli orrori della guerra. Attraverso conferenze pubbliche, soprattutto rivolte ai giovani, Nelson cerca di mettere in guardia sulle conseguenze disumane dei conflitti. Non chiede perdono, ma compie un atto di redenzione che ha lo scopo di educare e prevenire. Tsukamoto racconta questo percorso con uno stile sincopato e iperrealistico, alternando la violenza dei ricordi del fronte a momenti di intensa commozione. Il regista, ultrasessantenne, dimostra ancora una volta la sua capacità di scavare nelle pieghe più oscure dell'animo umano, portando sullo schermo una storia che unisce storia e attualità, in un dialogo costante tra passato e presente. Il film, presentato in anteprima mondiale alla Mostra, si candida come uno dei titoli più forti della competizione, grazie a una regia matura e a un cast di alto livello.