L'intelligenza artificiale può rappresentare un valido supporto tecnico, ma non dovrebbe mai prendere il posto della sensibilità creativa di uno sceneggiatore.
È questo il pensiero espresso da Carlo Verdone durante un incontro con la stampa ad Acireale, nel Catanese, nell'ambito di una manifestazione dedicata alla sua carriera.
L'attore e regista romano ha manifestato le proprie perplessità sull'eventuale impiego dell'IA nella fase di ideazione delle opere cinematografiche.
Secondo Verdone, affidare alla tecnologia il compito di proporre trame o sviluppi narrativi rischierebbe di svuotare il ruolo dell'autore, riducendolo a semplice selezionatore di opzioni elaborate da un algoritmo.
Per il regista, un processo di questo tipo finirebbe per allontanarsi dall'essenza stessa dell'arte, che nasce dall'esperienza personale, dall'immaginazione e dalla capacità di interpretare la realtà attraverso uno sguardo umano.
Nel corso dell'incontro Verdone ha anche affrontato il tema della situazione del cinema italiano, sottolineando come il settore stia attraversando una fase delicata soprattutto sul piano della scrittura. Pur affermando di non individuare oggi un proprio erede artistico, ha espresso fiducia nel fatto che nuove figure possano emergere negli anni a venire.
A suo giudizio, una delle principali difficoltà riguarda la carenza di sceneggiatori e autori capaci di offrire storie solide e originali. Il regista ha inoltre osservato che anche la narrativa contemporanea contribuisce meno rispetto al passato alla nascita di soggetti cinematografici di qualità.
Richiamando i decenni d'oro del cinema italiano, Verdone ha ricordato come tra gli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta il mondo del cinema potesse contare sul contributo di grandi scrittori, il cui apporto risultava determinante nella costruzione di film destinati a lasciare un segno.