C’è anche Sciacca tra i 19 Comuni siciliani sui quali l’ANAFePC ha deciso di chiedere l’intervento delle autorità regionali e degli organismi di controllo per fare chiarezza sulla gestione dell’emergenza idrica.
L’associazione sostiene che, dopo una richiesta di accesso civico presentata nei mesi scorsi, le amministrazioni interessate non abbiano fornito nei tempi previsti le informazioni richieste.
L’iniziativa riguarda anche altri otto Comuni dell’Agrigentino: Agrigento, Licata, Racalmuto, Canicattì, Favara, Palma di Montechiaro, Naro e Cammarata.
Complessivamente erano stati coinvolti 21 enti siciliani, ma soltanto Piazza Armerina e Caltanissetta avrebbero risposto alla richiesta di documentazione.
L’ANAFePC, assistita dai propri legali, ha quindi presentato un’istanza all’Assessorato regionale delle Autonomie locali chiedendo che vengano esercitati i poteri previsti nei confronti degli enti che non avrebbero adempiuto agli obblighi di trasparenza. Tra le richieste figura anche l’avvio di verifiche ispettive e l’eventuale ricorso a un commissariamento.
Per Sciacca la questione si inserisce in un contesto nel quale la disponibilità dell’acqua e la regolarità della distribuzione rappresentano da tempo un tema particolarmente sentito dalla popolazione.
L’associazione chiede di conoscere, tra gli altri aspetti, i dati relativi alle perdite della rete, gli interventi effettuati sulle condotte, lo stato di avanzamento dei lavori finanziati con risorse straordinarie e fondi Pnrr e i criteri utilizzati per programmare le turnazioni.
Proprio quest’ultimo aspetto viene considerato particolarmente rilevante alla luce delle difficoltà che interessano diversi centri siciliani, dove i tempi tra una distribuzione e l’altra possono arrivare, secondo la denuncia dell’associazione, anche a periodi molto lunghi.
Dopo la scadenza dei 30 giorni previsti per fornire riscontro alla richiesta di accesso civico, ANAFePC ha deciso di rivolgersi alle istituzioni regionali. Nel mirino, oltre a Sciacca e agli altri Comuni agrigentini, sono finiti Termini Imerese, Caltagirone, Enna, Gela, San Cataldo, Niscemi, Barrafranca, Siracusa, Cefalà Diana e Misterbianco.
L’associazione richiama l’articolo 5 del decreto legislativo 33 del 2013, che disciplina l’accesso civico ai dati e ai documenti delle pubbliche amministrazioni.
L’azione non si limita all’Assessorato regionale. ANAFePC ha infatti annunciato il ricorso anche ad ANAC e Corte dei Conti, chiedendo che gli organismi competenti valutino gli aspetti legati alla trasparenza amministrativa e alla gestione delle risorse pubbliche destinate al settore idrico.
Il presidente dell’associazione, Calogero Coniglio, contesta il mancato riscontro da parte delle amministrazioni e sostiene la necessità di rendere pubblici dati e informazioni sulla situazione delle infrastrutture e sull’impiego dei finanziamenti.
La richiesta assume particolare rilievo in una Sicilia alle prese con una persistente emergenza idrica, mentre cittadini e imprese continuano a fare i conti con una distribuzione dell’acqua che, in diverse aree dell’Isola, resta caratterizzata da turnazioni e disservizi