La Corte d'assise d'appello di Catania ha accolto l'istanza della difesa: gli incontri si svolgeranno in carcere con una "vittima surrogata", dopo il rifiuto dei familiari della bambina.
La Corte d'assise d'appello di Catania ha autorizzato l'accesso di Martina Patti al programma di giustizia riparativa.
La giovane, oggi 26enne, sta scontando una condanna a 30 anni di reclusione per l'omicidio della figlia Elena, la bambina di quasi cinque anni uccisa nel giugno del 2022 a Mascalucia.
La decisione è arrivata dopo l'accoglimento della richiesta presentata dai difensori della donna.
Nelle precedenti udienze, invece, la Procura generale e i legali di parte civile, che assistono il padre della piccola e i nonni paterni, avevano espresso parere contrario all'ammissione al percorso.
Gli incontri previsti dal programma non coinvolgeranno i familiari della vittima.
Il padre della bambina e i nonni paterni hanno infatti scelto di non partecipare al confronto con la donna.
Per questo motivo il percorso sarà svolto con una cosiddetta "vittima surrogata", ossia una persona che ha subito un reato differente ma che, su base volontaria, accetta di prendere parte all'esperienza di mediazione.
La prossima udienza è stata fissata per il 14 settembre.
Entro quella data sarà individuato il centro incaricato di organizzare gli incontri, che si terranno all'interno dell'istituto penitenziario dove Martina Patti è detenuta.
Secondo quanto evidenziato dalla Corte, la partecipazione ai programmi di giustizia riparativa è libera e volontaria per tutte le persone coinvolte.
La normativa consente inoltre che il percorso possa essere realizzato anche con una vittima "aspecifica" o "surrogata", qualora la vittima diretta del reato o i suoi familiari non intendano prendervi parte.
La vicenda risale al giugno 2022, quando la donna uccise la figlia con un'arma da taglio e nascose il corpo in un terreno nei pressi dell'abitazione di famiglia, tentando inizialmente di depistare le indagini denunciando un presunto rapimento della bambina. Successivamente confessò il delitto.
Il 12 luglio 2024 era arrivata la condanna a trent'anni di carcere.