Il trapper Zaccaria Mouhib, conosciuto dal grande pubblico con il nome d'arte di Baby Gang, rimane in custodia cautelare in carcere. La decisione è stata presa dal Giudice per le Indagini Preliminari, che ha respinto l'istanza presentata dalla difesa volta a ottenere la concessione degli arresti domiciliari. Il provvedimento si fonda su una serie di elementi che, secondo il magistrato, delineano una figura di spiccata pericolosità sociale.
La rete criminale internazionale e i viaggi con armi da guerra
Nelle motivazioni del rigetto, il Gip ha sottolineato come il venticinquenne risulti inserito in una rete criminale più vasta e di livello internazionale. Non si tratterebbe dunque di un episodio isolato, ma di un contesto strutturato in cui l'artista avrebbe un ruolo attivo. Tra gli indizi richiamati nell'ordinanza compaiono anche trasferte all'estero, in particolare un viaggio in Iraq documentato con l'uso di armamenti pesanti, tra cui bazooka e kalashnikov. Tali elementi, per il giudice, testimoniano la capacità d'azione del gruppo e i contatti con ambienti criminali al di fuori dei confini nazionali.
Pericolo di reiterazione e ampia cerchia di sostenitori
Il provvedimento evidenzia inoltre un concreto ed elevato pericolo di reiterazione dei reati. A pesare è anche la presenza di una vasta cerchia di sostenitori ed entourage pronta a supportare il trapper, circostanza che secondo il Gip renderebbe insufficienti misure alternative al carcere. La custodia cautelare in carcere è stata quindi ritenuta l'unica misura idonea a salvaguardare le esigenze cautelari, sia per la gravità dei fatti contestati sia per la personalità dell'indagato.
La dimensione artistica ostentata sui social
Un ulteriore profilo di valutazione riguarda l'immagine pubblica del trapper. Il giudice ha posto l'accento sulla figura artistica ostentata sui canali social, che contribuirebbe a connotare la pericolosità del soggetto. Non si tratta dunque soltanto di condotte materiali, ma anche di una rappresentazione mediatica che, secondo l'ordinanza, amplifica il messaggio criminale e rafforza il legame con l'ambiente di riferimento.
La vicenda giudiziaria di Baby Gang si inserisce in un filone di inchieste che hanno coinvolto diversi esponenti della scena trap italiana. Nei mesi scorsi, altri artisti sono finiti al centro di indagini per reati legati alla detenzione di armi e allo spaccio di stupefacenti. Per approfondire il contesto, si vedano gli articoli su provvedimenti analoghi e sulle implicazioni per il mondo della musica.
La difesa, dal canto suo, aveva prospettato la possibilità di una misura meno afflittiva, ma il Gip ha ritenuto che le esigenze di tutela della collettività prevalgano. La decisione conferma quindi la permanenza in carcere per il trapper, in attesa degli ulteriori sviluppi processuali.
Fonte: https://www.italpress.com/il-trapper-baby-gang-resta-in-carcere-il-gip-ha-detto-no-ai-domiciliari