Un uomo di 61 anni è stato arrestato dalla Polizia di Stato a Roma con l'accusa di atti persecutori nei confronti di una sua ex collega di lavoro. Le indagini hanno rivelato un quadro di comportamenti ossessivi durati nel tempo, culminati con un viaggio di oltre 200 chilometri per raggiungere la vittima durante le sue vacanze. Il provvedimento restrittivo è stato eseguito dagli agenti del Commissariato Tuscolano, intervenuti dopo la segnalazione della donna al numero di emergenza 112.
Pedinamenti e biglietti sul parabrezza la lunga serie di molestie
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l'uomo avrebbe iniziato a manifestare attenzioni morbose nei confronti della collega già da diverso tempo. Si appostava sotto l'abitazione della donna, lasciandole biglietti sul parabrezza dell'auto e bombardandola di e-mail e messaggi. La situazione è degenerata al punto che l'uomo ha seguito la vittima anche durante un periodo di villeggiatura, percorrendo oltre 200 chilometri per presentarsi nel luogo dove la donna si trovava in vacanza. La vittima, esasperata e spaventata, ha deciso di denunciare l'accaduto.
La segnalazione al 112 e l'intervento della polizia
Il momento decisivo è arrivato quando la donna, trovandosi in un locale nella zona Appio Claudio a Roma, ha notato nuovamente l'uomo appostato in auto sul ciglio della strada. Ha quindi contattato il 112, descrivendo la situazione e fornendo dettagli utili per identificare il soggetto. Una pattuglia del Commissariato Tuscolano è intervenuta prontamente sul posto, bloccando il 61enne mentre era ancora a bordo del suo veicolo. Durante la perquisizione, gli agenti hanno rinvenuto nell'auto e nell'abitazione dell'uomo diversi oggetti che hanno confermato i sospetti: spray al peperoncino, scatole e pacchetti regalo, oltre a materiale elettronico e hard disk esterni. Tali elementi sono stati sequestrati e saranno analizzati per approfondire le indagini.
La legge contro lo stalking e le possibili conseguenze
Il reato di atti persecutori, disciplinato dall'articolo 612-bis del codice penale, prevede pene severe per chi, con condotte reiterate, induce nella vittima uno stato di ansia o paura, costringendola ad alterare le proprie abitudini di vita. In questo caso, l'uomo dovrà rispondere delle accuse davanti all'autorità giudiziaria. Le indagini proseguono per accertare ulteriori episodi e chiarire il contenuto dei dispositivi sequestrati. Questo episodio evidenzia l'importanza di denunciare tempestivamente comportamenti molesti, anche quando possono sembrare inizialmente gestibili. Le forze dell'ordine ricordano che esiste la possibilità di rivolgersi al numero unico di emergenza 112 o recarsi direttamente in un commissariato per chiedere aiuto e supporto.