In un'intervista rilasciata al New York Times, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha riconosciuto che le aspettative iniziali sul rapporto con l'ex presidente americano Donald Trump non si sono concretizzate come sperato. Meloni ha dichiarato che, date le convergenze su immigrazione e cultura woke, pensava che le cose sarebbero state più semplici, ma la realtà ha preso una direzione diversa. Alla domanda su un possibile confronto dopo la pausa estiva, la premier ha risposto con un laconico 'vedremo', lasciando intendere che i rapporti con l'amministrazione Trump restano in una fase di stallo.
La presidente del Consiglio ha inoltre ribadito il suo impegno per un'Italia più orgogliosa e meno sottomessa, sottolineando che la sua ambizione è realizzare una rivoluzione dell'orgoglio nazionale. Meloni ha rivendicato la scelta di 'stare dalla parte scomoda della storia', andando controcorrente rispetto alle narrazioni dominanti. Questa visione si riflette anche nella sua personale preferenza per il titolo 'il presidente' al maschile, una scelta che ha suscitato dibattito ma che lei difende come simbolo di uguaglianza sostanziale, non formale.
Le femministe e le battaglie sbagliate secondo Meloni
Nell'intervista, Meloni ha criticato alcune istanze del femminismo contemporaneo, definendo 'sbagliate' le battaglie sulle quote di genere. Per la premier, la vera uguaglianza consiste nella libertà di accedere ai ruoli di potere senza bisogno di etichette di genere. 'Ciò che mi interessa è se sono libera di diventare Presidente del Consiglio dei Ministri', ha affermato, 'questa è uguaglianza, non farsi chiamare la presidenta'. La posizione di Meloni si inserisce in un dibattito più ampio sul linguaggio di genere e sulle misure di discriminazione positiva, che la vede su posizioni tradizionaliste.
La replica a Schlein e il nuovo Patto Ue su migrazione e asilo
Sui social, Meloni ha risposto duramente alle critiche della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che aveva parlato di 'boomerang' e di fallimento del governo nella gestione dei migranti. Meloni ha chiarito che Schengen e il Patto su Migrazione e Asilo sono questioni distinte e che il nuovo Patto rappresenta una svolta positiva per l'Italia. Le nuove regole, ha spiegato, tutelano maggiormente gli Stati di primo ingresso e rafforzano il principio di Paese Terzo sicuro, voluto dall'Italia, rendendo più semplici i rimpatri accelerati.
La premier ha ricordato che, grazie alla fermezza del suo governo, dal 2023 a oggi l'Italia ha respinto circa 80 mila richieste di presa in carico provenienti da altri Stati membri. Questo risultato, ha sottolineato, dimostra la determinazione dell'esecutivo nel non accettare passivamente le richieste altrui, a differenza di quanto avrebbe fatto un governo di sinistra, che probabilmente avrebbe aggravato la pressione sul sistema di accoglienza.
La priorità resta il contrasto all'immigrazione illegale
Meloni ha concluso ribadendo che la priorità per l'Italia è il contrasto all'immigrazione illegale di massa, non la mera distribuzione dei migranti in Europa. Il governo continuerà a lavorare per ridurre drasticamente gli arrivi irregolari attraverso il rafforzamento delle frontiere esterne europee, la cooperazione con i Paesi di origine e transito, il contrasto ai trafficanti e una politica dei rimpatri più efficace. Questa strategia, ha assicurato, è la strada che l'esecutivo seguirà con determinazione, nell'interesse del Paese.