Randazzo si prepara ad ospitare Radici Vulcaniche, il festival dedicato ai vini dell’Etna, in programma il 29 e 30 agosto. Per due giorni, il centro alle pendici del vulcano sarà al centro di degustazioni, incontri e momenti di approfondimento sulle prospettive economiche e commerciali della denominazione e sull’enoturismo.
Saranno 28 le cantine etnee presenti con i loro vini ai banchi d’assaggio, in dialogo con operatori e appassionati. In programma anche due masterclass guidate da Luca Gardini, dedicate a Carricante e Nerello Mascalese, oltre a eventi e iniziative per celebrare l’inizio della vendemmia sull’Etna. Presenti anche diversi tour operator provenienti da varie parti del mondo.
“Si parla troppo di crisi del vino, ci si piange troppo addosso, la verità è che invece il vino oggi è stata e continua a essere e sarà una grandissima risorsa non solo per la Sicilia”, afferma Salvo Ognibene, direttore tecnico di Radici Vulcaniche.
Secondo Ognibene, fare vino in Sicilia “non significa soltanto fare vino di qualità e venderlo ma significa anche accogliere tantissime persone che vengono in Sicilia, soprattutto sull’Etna”.
L’evento, spiega il direttore tecnico, è stato “voluto fortemente dall’assessore regionale Sammartino, dall’istituto regionale del vino e dell’olio e punta a mettere al centro “un focus sull’enoturismo che oggi è una cosa importantissima in termini di numeri in termini di sviluppo per tutta la Sicilia ma senza dubbio l’Etna”.
“Oggi l’Etna offre e ha dato la possibilità davvero ai tanti winelovers che vengono da tutto il mondo di essere accolti in cantina”, aggiunge Ognibene, sottolineando come il territorio disponga oggi di “un paniere molto molto più ampio molto più variegato”.
Sul futuro del comparto, Ognibene evidenzia anche i cambiamenti nei consumi e nelle idee: “Siamo in un momento di forte cambiamento generazionale di consumi di idee”. E conclude: “In Sicilia si fa vino da 6.000 anni quindi continueremo a farlo”.