Si è spento all'età di 90 anni Massimiliano Cencelli, storico funzionario della Democrazia Cristiana e ideatore del celebre "manuale Cencelli", l'insieme di regole non scritte che per decenni ha guidato la distribuzione degli incarichi politici e governativi in Italia. La notizia della sua scomparsa ha suscitato numerosi ricordi nel mondo politico, dove il suo nome è diventato sinonimo di un metodo di gestione del potere basato sul calcolo delle proporzioni tra le correnti e i partiti.
Cencelli si era iscritto alla Democrazia Cristiana nel 1954, dando inizio a una carriera che lo avrebbe portato a ricoprire ruoli di primo piano nell'organizzazione del partito. Negli anni Sessanta, come funzionario, fu segretario di Adolfo Sarti, figura di spicco della DC, e successivamente collaborò strettamente con Nicola Mancino, prima che questi diventasse Vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura. La sua profonda conoscenza dei meccanismi interni del partito lo portò a elaborare un sistema per assegnare gli incarichi in modo da mantenere un equilibrio tra le diverse anime della Democrazia Cristiana.
Il manuale Cencelli e la sua eredità nella prassi politica
Il cosiddetto "manuale Cencelli" non fu mai un documento ufficiale, ma una prassi consolidata che prendeva il nome dal suo ideatore. Secondo questo metodo, le nomine nei ministeri, nelle aziende pubbliche e negli enti di Stato venivano ripartite in base alla consistenza numerica delle correnti interne ai partiti. Questo sistema ha influenzato per lungo tempo la politica italiana, diventando un punto di riferimento per giornalisti e analisti politici. Ancora oggi, l'espressione "fare manuale Cencelli" viene utilizzata per descrivere qualsiasi ripartizione di poltrone basata su equilibri di potere.
La carriera di Cencelli non si limitò agli anni della Prima Repubblica. Nel 2001, infatti, si candidò nelle liste de La Margherita per il Consiglio comunale di Roma, dimostrando di voler restare attivo nel dibattito politico anche dopo la fine della DC. La sua scomparsa chiude un capitolo importante della storia politica italiana, ma lascia un'eredità culturale che continua a essere studiata e citata.
Numerosi esponenti politici hanno espresso cordoglio per la sua morte, ricordando l'importanza del suo contributo alla gestione della cosa pubblica. La figura di Cencelli rimane un esempio di come la politica italiana abbia saputo trovare soluzioni pragmatiche per garantire stabilità e rappresentanza, sebbene talvolta criticate per la loro opacità.
In un'epoca in cui la politica cerca nuove forme di trasparenza e partecipazione, il ricordo del manuale Cencelli offre uno spunto di riflessione su come sono cambiati i rapporti di forza e le modalità di selezione della classe dirigente. La sua scomparsa rappresenta un'occasione per ripercorrere la storia recente del Paese e per valutare l'evoluzione delle pratiche politiche.