Alba Rohrwacher a Venezia 83 con A Good Little Soldier · Risoluto
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Alba Rohrwacher incanta a Venezia 83 con il dramma aziendale di Brizé

Di ItalPress
Alba Rohrwacher in una scena del film di Stéphane Brizé presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 83

Il Lido di Venezia accoglie un nuovo capitolo del cinema di Stéphane Brizé, regista francese che da anni indaga le pieghe più oscure del mondo del lavoro. Con il suo ultimo film, presentato in Concorso alla 83esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, il cineasta porta sul grande schermo una storia di ambizione e fragilità. La pellicola, dal titolo internazionale "A Good Little Soldier", vede protagonista Alba Rohrwacher nei panni di Carla Moretti, una dirigente delle risorse umane di origini italiane, appena assunta in una grande agenzia assicurativa parigina.

Carla ha 43 anni e un figlio piccolo. La sua vita si snoda tra le pressioni del nuovo incarico e le aspettative che riversa sul bambino, cercando di ottenere da lui risultati scolastici eccellenti. La sua figura professionale appare inizialmente solida, ma ben presto emergono crepe profonde. L'interpretazione di Rohrwacher, che recita in francese con una tensione emotiva palpabile, si candida seriamente per la Coppa Volpi, tanto da far discutere la giuria presieduta in questa edizione.

Le dinamiche tossiche dell'azienda moderna

Brizé, che ha costruito la sua carriera su ritratti impietosi delle relazioni lavorative, mette in scena le contraddizioni di un ambiente apparentemente inclusivo e corretto. L'agenzia assicurativa in cui opera Carla è un microcosmo di performance e risultati, dove la facciata di benessere organizzativo nasconde una competizione spietata. L'autore francese, già noto per opere come "La legge del mercato" e "In guerra", continua la sua esplorazione dei meccanismi che generano ansia e frustrazione nei lavoratori contemporanei.

La pressione che Carla subisce come dirigente si riversa direttamente nella sua vita privata. Il rapporto con il figlio diventa il riflesso delle sue insicurezze. La donna, separata e alle prese con la custodia del bambino, spinge il piccolo verso standard scolastici elevatissimi, quasi a voler compensare le proprie mancanze. Questo circolo vizioso tra lavoro e famiglia è il cuore narrativo del film, che mostra come la ricerca della perfezione professionale possa minare le relazioni più care.

Il confronto con il CEO e il caso di mobbing

Ad aumentare la tensione contribuisce la presenza di un amministratore delegato carismatico e manipolatore, interpretato da un magistrale Vincent Lindon. Il personaggio di Lindon incarna il vertice aziendale che impone standard irraggiungibili, senza curarsi delle conseguenze umane. Carla, in qualità di responsabile delle risorse umane, si trova a dover gestire una situazione delicata. Una dipendente viene infatti vessata dal suo superiore diretto fino al mobbing, a causa di una presunta scarsa produttività.

Di fronte a questo caso, la protagonista è chiamata a scegliere da che parte stare. La sua posizione è ambigua, perché per mantenere il posto deve dimostrare di saper gestire il personale secondo le direttive aziendali, ma al contempo non può ignorare la sofferenza della collega. Questo conflitto interiore diventa il motore emotivo del racconto, spingendo Carla a mettere in discussione le proprie convinzioni e priorità.

La performance straordinaria di Alba Rohrwacher

Il punto di forza indiscutibile del film è la prova attoriale di Alba Rohrwacher. L'attrice italiana, che ha già dimostrato il suo talento in produzioni internazionali, qui si cala con straordinaria naturalezza in un personaggio complesso, fatto di contraddizioni e fragilità nascoste. Recitando in francese, Rohrwacher riesce a trasmettere con grande intensità tutte le sfumature emotive di Carla, dalla sicurezza apparente alla vulnerabilità più profonda. La sua interpretazione conferisce al film una dimensione universale, capace di toccare corde profonde nello spettatore.

Brizé confeziona un'opera che, pur nella sua struttura didascalica, riesce a colpire nel segno grazie alla forza del suo messaggio. La critica alla cultura aziendale basata esclusivamente sui risultati è più che mai attuale, e il cinema si conferma come strumento privilegiato per raccontare le patologie del nostro tempo. Con "A Good Little Soldier", il regista francese firma un'opera matura e necessaria, che merita attenzione non solo per il valore artistico ma anche per la profondità della riflessione proposta.

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Giornalista della redazione di Risoluto, impegnato quotidianamente a fornire notizie accurate e verificate sul territorio.

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