Un intervento di soccorso ogni diciotto minuti. È il ritmo con cui i Vigili del Fuoco italiani sono chiamati a liberare persone rimaste bloccate dentro un ascensore, secondo i dati contenuti nell'Annuario statistico 2025 del Corpo nazionale. Nel solo 2024 le operazioni riconducibili a impianti elevatoristici sono state 28.636, contro le 25.570 dell'anno precedente, con una crescita del 12% in dodici mesi e di quasi il 40% rispetto ai 20.521 casi registrati nel 2015. La tendenza, secondo le rilevazioni disponibili, sarebbe proseguita al rialzo anche nel corso del 2025 e del 2026.
Il dato complessivo va letto con attenzione, perché non tutte le uscite corrispondono a incidenti con conseguenze fisiche per gli utenti. Si tratta in prevalenza di operazioni di soccorso tecnico, attivate quando la cabina si ferma tra due piani, la porta non si apre o il quadro di manovra va in blocco. Di questi 28.636 interventi, 7.011 sono stati ricondotti al funzionamento difettoso di impianti o macchinari, una quota che conferma come il malfunzionamento tecnico resti la causa principale delle chiamate.
Un parco impianti tecnologicamente datato
Il quadro che emerge dalle statistiche racconta di un patrimonio impiantistico imponente e solo in parte aggiornato. In Italia sono in esercizio circa un milione di ascensori, una parte significativa dei quali installata decenni fa e mai sottoposta a interventi di ammodernamento strutturale. La manutenzione obbligatoria per legge rappresenta il livello minimo di tutela, ma non basta da sola a intercettare i guasti prima che si trasformino in un fermo con persone a bordo. Su questo fronte si inserisce la riflessione delle aziende del settore, che chiedono un passaggio verso modelli di gestione più evoluti, fondati sulla prevenzione e sulla valutazione del rischio.
Anziani e persone con disabilità i più esposti
Il tema della sicurezza degli ascensori assume un peso particolare per le fasce di popolazione che dipendono maggiormente da questo mezzo. Anziani, persone con disabilità e cittadini con mobilità ridotta sono i soggetti più esposti quando un impianto si blocca, perché il fermo non rappresenta solo un disagio ma una vera limitazione all'autonomia quotidiana. L'ascensore, del resto, è un'infrastruttura spesso invisibile, data per scontata finché funziona, ma essenziale per accedere alla propria abitazione, al posto di lavoro o ai servizi sanitari. La sua affidabilità, osservano gli operatori del comparto, è una responsabilità che richiede competenza tecnica, prevenzione e investimenti distribuiti nel tempo.
Prevenzione e pianificazione degli interventi
Su questa linea si muovono i programmi messi a punto dagli operatori della manutenzione. Everest Ascensori, azienda italiana con quasi settant'anni di storia e sedi a Milano e Piacenza, ha lanciato un'iniziativa chiamata Impianto Sicuro, che prevede l'analisi delle condizioni degli ascensori, l'individuazione dei componenti critici, la definizione delle priorità di intervento e la pianificazione delle attività di manutenzione e modernizzazione. Il principio è che la sicurezza non possa essere affidata soltanto alla visita periodica, ma richieda metodo, programmazione e una gestione documentata del rischio, con un monitoraggio continuo dello stato dell'impianto. Un'impostazione che, se adottata su scala più ampia, potrebbe incidere sulla frequenza stessa delle chiamate di soccorso, riducendo i fermi e alleggerendo il carico operativo sui nuclei dei Vigili del Fuoco, già impegnati su più fronti nelle emergenze urbane.