Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, ha ufficialmente comunicato alla Camera dei Deputati l'intenzione del governo italiano di attivare la clausola di salvaguardia nazionale per ottenere maggiori margini di spesa nel bilancio pubblico. Questa mossa, resa possibile dalla comunicazione della Commissione Europea del 19 marzo 2025, consentirà all'Italia di incrementare gli investimenti in sicurezza energetica e difesa senza violare i vincoli del Patto di Stabilità. L'annuncio arriva in un contesto di tensioni geopolitiche e di transizione energetica, dove il governo punta a rafforzare la propria autonomia strategica.
Spazi di flessibilità concessi dall'Ue per il triennio 2025-2028
La Commissione Europea ha riconosciuto che l'aggressione russa all'Ucraina e la minaccia alla sicurezza europea costituiscono circostanze eccezionali che giustificano l'attivazione della clausola nazionale. Questa deroga consente agli stati membri di superare temporaneamente i limiti di spesa, ma solo per finanziare misure addizionali mirate a migliorare strutturalmente la sicurezza del sistema energetico e a potenziare le capacità di difesa. Il limite complessivo per ciascun anno, dal 2025 al 2028, è fissato all'1,5% del Pil, come chiarito dallo stesso ministro nel suo intervento.
Giorgetti ha sottolineato che le spese ammissibili devono essere state decise a partire dal 28 febbraio 2026 e devono puntare a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e dagli approvvigionamenti esteri. Non saranno invece considerate valide le misure che attenuino solo provvisoriamente gli effetti della crisi, come la riduzione delle accise o sussidi diretti ai prodotti fossili. Questa distinzione è cruciale per indirizzare gli investimenti verso soluzioni durature e in linea con gli obiettivi di transizione ecologica.
Il piano italiano prevede un incremento dello 0,6% del Pil per l'energia e dello 0,9% per la difesa
Il governo italiano, come annunciato da Giorgetti alla Camera, intende presentare alla Commissione Europea un piano che preveda, nel triennio coperto dalla Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (Nec), un aumento complessivo della spesa di circa lo 0,6% del Pil per la sicurezza energetica e dello 0,9% del Pil per la sicurezza e la difesa. Questa ripartizione riflette la volontà di bilanciare le esigenze di protezione militare con quelle di indipendenza energetica, due pilastri fondamentali per la sovranità nazionale.
Il ministro ha precisato che la richiesta formale di attivazione dovrà essere presentata entro la metà di agosto 2026, come da indicazioni della Commissione, che ha invitato gli stati membri a farlo già in fase di valutazione del documento di finanza pubblica del 2027. La richiesta dovrà includere un elenco di massima delle misure da finanziare e una stima preliminare dei costi. Questo piano sarà poi soggetto a monitoraggio semestrale, con aggiornamenti previsti entro il 15 aprile e il 15 ottobre di ogni anno, per consentire alla Commissione di valutare l'attuazione degli interventi.
Il concetto di sicurezza nazionale si allarga a energia ed economia
Uno dei punti chiave sollevati da Giorgetti è la definizione ampliata di sicurezza nazionale. Secondo il ministro, la sicurezza non riguarda solo l'ambito militare, ma anche la dimensione economica ed energetica. L'Italia ha ormai eliminato completamente la dipendenza dal gas russo, una scelta che ha comportato costi maggiori ma che ha rafforzato l'autonomia strategica del Paese. Il governo intende ora consolidare questo percorso, utilizzando la leva economica e finanziaria per contrastare le pressioni esterne e garantire stabilità a lungo termine.
Giorgetti ha inoltre evidenziato che l'Italia è il primo paese in Europa a richiedere uno scostamento di bilancio specificamente dedicato alla sicurezza energetica. Questo dimostra l'approccio innovativo del governo, che cerca di coniugare sostenibilità fiscale e investimenti strategici. Lo scostamento effettivo sarà definito nel dettaglio nel documento che il governo presenterà al Parlamento tra settembre e ottobre, e sarà autorizzato dal Consiglio Europeo solo se compatibile con la sostenibilità della finanza pubblica nel lungo periodo.
Infine, il ministro ha accennato allo strumento Safe, messo a disposizione dalla Commissione Europea come forma di finanziamento flessibile. Pur riconoscendone i potenziali vantaggi, ha sottolineato la necessità di valutarne attentamente i vincoli e le implicazioni per il bilancio nazionale. La decisione finale su come utilizzare questi strumenti arriverà dopo un'attenta analisi delle condizioni economiche e delle priorità strategiche del Paese.