Omicidio con metodo mafioso nel Leccese: tre arresti e tre denunce · Risoluto
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Omicidio con metodo mafioso nel Leccese: tre arresti e tre denunce per l'uccisione di Stefano Tomeo

Di ItalPress
Tre arresti dei Carabinieri per omicidio con metodo mafioso a Copertino, nel Leccese

I Carabinieri del Comando provinciale di Lecce hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare in carcere per l'omicidio di Stefano Tomeo, 42enne ucciso l'11 aprile a Copertino, davanti al circolo ricreativo "The Club". I provvedimenti, emessi dal gip su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, riguardano tre indagati accusati a vario titolo di omicidio e tentato omicidio aggravati dalla premeditazione e dal metodo mafioso. Nell'operazione sono state denunciate altre tre persone, tra cui il 56enne sopravvissuto all'agguato per tentata estorsione e due soggetti per favoreggiamento personale.

Le indagini dei Carabinieri ricostruiscono la pianificazione del delitto

L'attività investigativa si è sviluppata in un contesto di diffusa omertà. I militari hanno impiegato intercettazioni telefoniche e ambientali, analisi dei tabulati e un'accurata acquisizione di immagini da telecamere di sorveglianza pubbliche e private. Determinante è stata la ricerca porta a porta di ulteriori sistemi di videosorveglianza lungo le vie percorse dall'autore materiale, che ha permesso di documentare gli spostamenti prima e dopo l'agguato, fino alla fuga a forte velocità senza rispettare la segnaletica stradale. Le prove hanno evidenziato che il reale bersaglio non era Tomeo, ma il 56enne che lo accompagnava.

Il movente: una banale lite per affitto degenerata in estorsione

La vicenda trae origine da un contrasto locativo. Il 56enne, dopo aver concesso in affitto un'abitazione a un infermiere 53enne, avrebbe continuato a pretendere il pagamento di bollette insolute anche dopo la fine del rapporto, accompagnando le richieste con minacce di morte. L'infermiere, esasperato e convinto di non potersi rivolgere alle Forze dell'Ordine, chiese aiuto a un 61enne, storico esponente della Sacra Corona Unita, ritenuto l'unico in grado di fermare le minacce grazie alla sua capacità intimidatoria. Da lì prese forma il piano criminoso.

Il ruolo della Sacra Corona Unita e l'ergastolano in domiciliari

L'autore materiale del delitto è un 61enne già condannato all'ergastolo nel maxi-processo del 1997 contro la Sacra Corona Unita. All'epoca era considerato uno degli esecutori materiali del clan De Tommasi. Al momento dell'agguato scontava la pena in regime di detenzione domiciliari. Il 61enne, insieme a un 49enne cognato dell'ergastolano e cugino dell'infermiere, organizzò l'incontro davanti al circolo. Dopo un breve summit, l'infermiere invitò il 56enne a raggiungere il luogo, mentre il 61enne recuperava l'arma e si appostava lungo il percorso. All'arrivo dell'auto, Stefano Tomeo scese e venne freddato con un colpo al petto. L'ergastolano esplose altri due colpi contro il parabrezza per uccidere il conducente, che però riuscì a fuggire.

L'omertà dei testimoni e le denunce per favoreggiamento

L'agguato avvenne in pieno giorno davanti a numerosi testimoni. Nonostante le richieste di aiuto del 56enne, nessuno allertò tempestivamente il 118 o le Forze dell'Ordine. Alcuni testimoni resero dichiarazioni reticenti o false. Per questi motivi, il gestore del circolo "The Club" e un 29enne del posto sono stati denunciati per favoreggiamento personale. L'infermiere è stato arrestato per concorso in omicidio, mentre il 56enne sopravvissuto è stato denunciato per tentata estorsione. L'operazione dimostra la capacità investigativa dei Carabinieri nel contrastare la criminalità organizzata, nonostante il clima di omertà.

Fonte: https://www.italpress.com/omicidio-con-metodo-mafioso-nel-leccese-tre-arresti-e-tre-denunce

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Giornalista della redazione di Risoluto, impegnato quotidianamente a fornire notizie accurate e verificate sul territorio.

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