Un disegno di legge attualmente al Senato potrebbe rivoluzionare il rapporto tra clienti e istituti di credito. Il provvedimento S. 1595, già approvato dalla Camera dei deputati, introduce per la prima volta un obbligo a contrarre per le banche, impedendo loro di rifiutare l'apertura di un conto corrente senza un motivo valido. La proposta non obbliga i cittadini ad aprire un conto, ma garantisce che chiunque ne faccia richiesta non possa essere respinto arbitrariamente.
Il testo prevede l'inserimento di un nuovo articolo, il 1857-bis, nel Codice civile, che sancisce l'obbligo per gli istituti bancari di stipulare un contratto di conto corrente con ogni richiedente. Una volta aperto il rapporto, la banca non potrà più chiuderlo unilateralmente, sia per conti a tempo determinato che indeterminato, finché il saldo rimane attivo. Le uniche eccezioni ammesse riguardano violazioni della normativa antiriciclaggio e delle disposizioni sul contrasto al finanziamento del terrorismo. In tutti gli altri casi, il diniego o il recesso sarebbero considerati illegittimi, e la banca dovrà comunicare per iscritto entro 10 giorni le ragioni di un eventuale rifiuto.
La ratio della riforma: il conto corrente come diritto essenziale
La ragione alla base della legge è chiara: nell'era della digitalizzazione e della tracciabilità dei pagamenti, il conto corrente è diventato uno strumento indispensabile per la vita quotidiana. Senza di esso, i cittadini rischiano di essere esclusi da pensioni, stipendi e risparmi, con gravi ripercussioni economiche. La riduzione dell'uso del contante e l'obbligo di pagamenti tracciabili per molti servizi pubblici rendono il conto corrente non più un optional, ma una necessità. La riforma mira quindi a trasformare l'accesso al conto corrente in un diritto, superando la logica della concessione da parte della banca.
Interventi sul Codice del consumo e clausole di recesso
Il disegno di legge non si limita all'obbligo a contrarre. Modifica anche il Codice del consumo, cancellando la disposizione che permetteva a banche e società finanziarie di inserire clausole di recesso unilaterale senza preavviso. Queste clausole, considerate da tempo squilibrate a svantaggio del cliente, vengono eliminate per garantire maggiore trasparenza e stabilità nei rapporti contrattuali. In questo modo, i clienti potranno godere di una maggiore sicurezza, sapendo che la banca non potrà interrompere improvvisamente il rapporto.
Collegamento con il D.d.l. 763 sugli stipendi personali
Il provvedimento è stato affiancato a un secondo disegno di legge, il n. 763, che introduce l'obbligo per i datori di lavoro di accreditare gli stipendi esclusivamente su conti correnti intestati al lavoratore, escludendo conti cointestati o intestati a terzi. Secondo i promotori, questa misura rafforza l'autonomia economica individuale e contribuisce a ridurre il divario di genere anche sul piano finanziario. I due testi sono complementari: il D.d.l. 763 impone che lo stipendio finisca su un conto personale, mentre il D.d.l. 1595 garantisce che quel conto possa essere effettivamente aperto da chiunque.
Nonostante le buone intenzioni, il disegno di legge ha sollevato criticità da parte di Banca d'Italia e dell'Associazione Bancaria Italiana (Abi). Entrambi gli enti hanno sottolineato che le banche sono imprese private e che un obbligo generalizzato a contrarre potrebbe comprimere la loro autonomia nella gestione del rischio e nell'organizzazione. Tuttavia, il legislatore sembra determinato a procedere, considerando il conto corrente un servizio essenziale per la cittadinanza. Il testo è ora all'esame della Commissione Finanze e Tesoro del Senato, dove si deciderà il suo futuro. Per maggiori informazioni, visita la pagina dedicata.