Pignoramento conto corrente 2026, tutele per NASpI e assegno unico · Risoluto
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Pignoramento conto corrente 2026, nuove tutele per NASpI e assegno unico fino a 1638 euro

Di Giacomo Cascio
Pignoramento conto corrente 2026: tutele su NASpI, assegno unico e soglia 1638 euro

Il pignoramento del conto corrente rappresenta una delle procedure esecutive più temute, perché rischia di privare la famiglia delle risorse necessarie per vivere. La normativa italiana, però, offre una rete di protezione molto più solida di quanto si creda, soprattutto dopo le modifiche introdotte nel 2015. Oggi, chi riceve stipendi, pensioni, indennità di disoccupazione o assegni familiari può contare su soglie precise che limitano l'azione dei creditori. Conoscere queste regole è fondamentale per difendersi e per evitare che un debito si trasformi in una vera emergenza economica.

Il blocco immediato del saldo e la soglia di 1638 euro

Quando un creditore notifica un atto esecutivo, la banca provvede immediatamente al blocco delle somme depositate sul conto. Questo non significa che tutto il denaro sia perduto. La legge, con l'articolo 545 del codice di procedura civile, stabilisce che le somme già presenti sul conto possono essere pignorate solo per la parte che supera il triplo dell'assegno sociale. Nel 2026, con un assegno sociale di 546,24 euro, la soglia intoccabile è pari a 1.638,72 euro. In pratica, se il saldo è inferiore a questa cifra, il pignoramento non produce alcun effetto pratico. Se invece il saldo supera la soglia, solo l'eccedenza è aggredibile. È importante sottolineare che il debitore deve dimostrare la provenienza delle somme, come chiarito dal Tribunale di Bari nella sentenza n. 2136 del 2024.

Gli accrediti successivi e la tutela di stipendio, pensione e NASpI

Le regole cambiano per i versamenti che arrivano dopo la notifica del pignoramento. In questo caso, non si applica il limite del triplo dell'assegno sociale, ma tornano i criteri ordinari. Per stipendio e pensione accreditati mensilmente, il pignoramento può colpire solo un quinto dell'importo netto. Anche la NASpI, l'indennità di disoccupazione, gode di una protezione rafforzata. Il Tribunale di Imperia, con la sentenza n. 507 del 2024, ha stabilito che la parte pignorabile è solo quella che eccede una volta e mezza l'assegno sociale. Questo meccanismo garantisce al beneficiario un importo minimo vitale, anche in presenza di debiti significativi.

Assegno unico e la trappola del conto corrente

Una delle situazioni più insidiose riguarda l'assegno unico universale, che ha sostituito i vecchi assegni familiari. Se la sua natura assistenziale lo rende impignorabile alla fonte, il rischio sorge quando l'importo viene accreditato sul conto. Se l'accredito avviene prima della notifica del pignoramento, il denaro si confonde con le altre somme e perde la protezione specifica. In questo caso, come evidenziato dal Tribunale di Asti nella sentenza n. 442 del 2024, non si applica nemmeno il limite del triplo dell'assegno sociale. Al contrario, se l'accredito arriva dopo l'avvio della procedura, la tutela è piena e la banca non può bloccare quelle somme. La sentenza chiarisce che il denaro già depositato è considerato risparmio generico, mentre l'accredito successivo mantiene la sua funzione di sostegno alla famiglia.

Agenzia delle Entrate e le soglie speciali per i debiti fiscali

Quando il creditore è l'Agenzia delle Entrate-Riscossione, le tutele diventano ancora più favorevoli. Il DPR 602 del 1973 prevede limiti che variano in base all'importo percepito. Per gli stipendi fino a 2.500 euro, il prelievo non può superare un decimo. Tra 2.500 e 5.000 euro, la percentuale sale a un settimo. Solo per gli importi superiori a 5.000 euro si arriva a un quinto. Inoltre, il comma 2-bis dell'articolo 72-ter dello stesso decreto vieta alla banca di toccare l'ultimo stipendio o salario accreditato, garantendo così la disponibilità delle risorse per le spese correnti.

Le altre indennità protette e il ruolo della banca

Le protezioni previste dall'articolo 545 c.p.c. si estendono a molte altre somme, come il TFR, il cui importo già sul conto è protetto fino al limite del triplo dell'assegno sociale. In ogni caso, la banca è tenuta a verificare la natura delle somme e a non bloccare importi impignorabili. Se si verifica un errore, il debitore può rivolgersi al giudice dell'esecuzione per ottenere lo sblocco immediato. La responsabilità patrimoniale, infatti, non può mai superare il limite della dignità della persona e della tutela della famiglia.

Giacomo Cascio

Giacomo Cascio

CEO

Giacomo Cascio — Editore di Risoluto.it. Fondatore di Blue Owl, agenzia di marketing locale in Sicilia e ideatore del Metodo Autorità Locale.

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