Una novità significativa attende i titolari di partita IVA in regime forfettario. Il Decreto correttivo Omnibus, collegato alla riforma fiscale avviata con la legge delega n. 111/2023, introduce all'articolo 20 una modifica che elimina la riduzione di un anno dei termini per gli accertamenti fiscali. A partire dal periodo d'imposta 2026, il Fisco avrà a disposizione i consueti 5 anni per controllare dichiarazioni e versamenti, anziché i 4 precedentemente previsti per chi adottava volontariamente la fattura elettronica.
La fine del premio per la fattura elettronica volontaria
Il meccanismo premiale era stato introdotto dal comma 74 della legge n. 190/2014, quando la fattura elettronica non era ancora obbligatoria per tutti. I forfettari che sceglievano di emettere fatture esclusivamente tramite il Sistema di Interscambio (SdI) beneficiavano di una finestra di accertamento più breve: 4 anni invece di 5. L'idea era di incentivare una condotta virtuosa, offrendo un vantaggio concreto in termini di minore esposizione ai controlli. Tuttavia, dal 1° gennaio 2024, l'obbligo di fatturazione elettronica è stato esteso a tutti i titolari di partita IVA in regime forfettario, indipendentemente dal volume di fatturato. Venuta meno la componente volontaria, è venuta meno anche la logica del premio: non si può incentivare qualcosa che è già imposto dalla legge.
Cosa cambia per gli anni 2024 e 2025
Il decreto precisa che la soppressione del beneficio si applica ai periodi d'imposta a partire dal 2026. Ciò significa che per le annualità 2024 e 2025, nelle quali la fattura elettronica era già obbligatoria ma il bonus era ancora formalmente vigente, la riduzione dei termini continua a valere. I contribuenti che hanno operato nel regime agevolato in questi due anni possono quindi contare ancora sull'uscita anticipata dalla finestra di accertamento, con il Fisco che non potrà muoversi oltre il quarto anno. È un elemento importante per chi sta pianificando la propria strategia fiscale, perché permette di chiudere definitivamente il periodo a rischio entro il 2028 per il 2024 e entro il 2029 per il 2025.
Il percorso del Decreto correttivo Omnibus
Va sottolineato che il provvedimento, approvato in esame preliminare dal Consiglio dei Ministri il 10 giugno scorso, non ha ancora completato l'iter. Prima di entrare in vigore, dovrà acquisire i pareri delle Commissioni parlamentari competenti di Camera e Senato e superare il successivo passaggio definitivo in Consiglio dei Ministri. Nonostante ciò, la direzione è chiara: il legislatore intende allineare i termini di accertamento dei forfettari a quelli ordinari, eliminando un privilegio che non ha più ragione d'essere. Per i titolari di partita IVA, questa modifica significa una maggiore attenzione alla documentazione e alla corretta dichiarazione dei redditi, con un anno in più di possibile controllo da parte dell'Agenzia delle Entrate. La pianificazione fiscale diventa ancora più cruciale, e molti consulenti suggeriscono di prepararsi già da ora, conservando con cura tutte le fatture e le ricevute.