Per molti cittadini è quasi normale dover pagare per ottenere una copia della propria cartella clinica. In numerose strutture sanitarie italiane vengono ancora richiesti importi che possono variare da una decina di euro per il formato digitale fino a oltre 60 euro per la copia cartacea spedita al domicilio. Eppure il quadro giuridico europeo è ormai molto chiaro: la prima copia, quando viene richiesta nell'ambito del diritto di accesso ai dati personali, deve essere rilasciata senza alcun costo imposto al richiedente.
La prima copia deve essere gratuita secondo il GDPR
A stabilirlo non è soltanto il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) dai suoi articoli 12 e 15 nasce il diritto alla gratuità. Il diritto unionale riconosce a ogni interessato il diritto di sapere se un'organizzazione tratta dati personali che lo riguardano e di ottenerne una copia. Lo stesso regolamento stabilisce che la prima copia dei dati deve essere fornita senza spese, mentre soltanto per eventuali copie successive il titolare del trattamento può richiedere un contributo economico ragionevole e limitato ai soli costi amministrativi sostenuti.
La sentenza della Corte di Giustizia del 2023 che ha chiarito ogni dubbio
Per anni molte aziende sanitarie hanno ignorato questo apparato di regole, continuando ad applicare le tradizionali tariffe previste dalla normativa nazionale. Secondo le strutture, la cartella clinica sarebbe un documento diverso rispetto alla semplice copia dei dati personali. Tuttavia, a fugare ogni dubbio è stata la Corte di Giustizia dell'Unione europea con la sentenza del 26 ottobre 2023 (causa C-307/22). La vicenda nasceva in Germania, dove un paziente desiderava ottenere la propria cartella clinica per sospetto errore medico. Il dentista le aveva richiesto il pagamento delle spese di riproduzione, facendo leva sulla normativa tedesca. I giudici del Lussemburgo hanno dichiarato l'incompatibilità di tale disciplina nazionale con il GDPR, affermando un principio valido in tutti gli Stati membri. La Corte ha precisato che il paziente non è tenuto a spiegare perché desidera ottenere la documentazione sanitaria, e la struttura non può opporsi alla consegna gratuita.
Come richiedere la cartella clinica senza pagare e cosa fare in caso di rifiuto
Oggi richiedere gratuitamente la propria cartella clinica non è operazione complessa. Non è necessario rivolgersi a un avvocato né utilizzare moduli particolari. È sufficiente inviare una richiesta scritta al titolare del trattamento dei dati personali, ossia ospedale, ASL, clinica privata, medico di medicina generale o professionista sanitario. La domanda è trasmissibile anche tramite PEC o raccomandata. Nella richiesta è opportuno richiamare espressamente l'articolo 12 (il paragrafo 5 parla espressamente di gratuità), l'articolo 15 del Regolamento UE 2016/679, come pure la sentenza della Corte di Giustizia del 26 ottobre 2023. Anche il Garante per la protezione dei dati personali ha chiarito che la richiesta rientra nel GDPR. Il titolare deve rispondere entro trenta giorni. Se la struttura continua a pretendere il pagamento della prima copia, il cittadino può chiedere quale sia la base normativa. Se il diniego persiste, è possibile presentare un reclamo al Garante o rivolgersi all'autorità giudiziaria. Inoltre chi ha già pagato importi non dovuti potrebbe valutare la possibilità di richiederne il rimborso. Attenzione però: il principio della gratuità non è assoluto. Il GDPR consente al titolare di chiedere un contributo quando la richiesta sia manifestamente infondata o eccessiva, ma spetta alla struttura dimostrarlo. Un costo può essere richiesto per copie ulteriori rispetto alla prima, purché ragionevole e proporzionato.