Rimborso RSA genitori non conviventi, chiarimento Agenzia Entrate · Risoluto
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Welfare aziendale, l'Agenzia delle Entrate estende il rimborso RSA ai genitori non conviventi

Di Giacomo Cascio
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Il welfare aziendale si arricchisce di una nuova opportunità per i lavoratori dipendenti. Con la Risposta a interpello n. 163 del 7 agosto 2026, l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che le spese di assistenza per i genitori ricoverati in RSA possono essere rimborsate dall'azienda senza concorrere alla formazione del reddito, anche quando il familiare non convive con il dipendente. Una precisazione che apre le porte a un utilizzo più ampio dei piani di welfare e che supera precedenti incertezze interpretative.

Il chiarimento dell'Agenzia delle Entrate sul rimborso delle spese RSA

Il caso esaminato riguardava un dipendente che aveva richiesto il rimborso, tramite il piano di welfare aziendale, delle spese sostenute per l'assistenza della madre presso una struttura residenziale. Il dubbio era se tale beneficio potesse essere riconosciuto anche in assenza di convivenza. L'Agenzia ha risposto affermativamente, basandosi sull'articolo 51, comma 2, lettera f-ter) del TUIR, che esclude dal reddito di lavoro dipendente le somme erogate per servizi di assistenza ai familiari indicati nell'articolo 12 del TUIR. Il punto cruciale è che il riferimento ai familiari include anche quelli previsti dall'articolo 433 del codice civile, senza richiedere la convivenza.

La distinzione tra familiare e familiare fiscalmente a carico

La corretta interpretazione della norma richiede di distinguere tra la nozione di “familiare” e quella di “familiare fiscalmente a carico”. Quando il legislatore parla di familiari ai sensi dell'articolo 12 del TUIR, il richiamo comprende anche gli altri familiari indicati dall'articolo 433 del codice civile, come i genitori, i figli, i coniugi e i parenti entro un certo grado. In questi casi, la convivenza non è un requisito necessario. Diversamente, quando la norma richiede espressamente che il familiare sia fiscalmente a carico, allora devono essere verificate le condizioni specifiche previste dall'articolo 12, come i limiti di reddito e la convivenza.

Decorrenza dal periodo d'imposta 2025

Un altro aspetto rilevante è la decorrenza della modifica normativa. Il D.Lgs. 7 agosto 2026, n. 148, che ha corretto la disciplina, si applica già dal periodo d'imposta 2025. Questo significa che le aziende che hanno già erogato rimborsi per assistenza a familiari non conviventi nel 2025 possono beneficiare della nuova interpretazione senza timore di recuperi. Per i piani di welfare già assegnati o utilizzati, il chiarimento evita di far venir meno il beneficio, garantendo continuità.

Le implicazioni pratiche per aziende e consulenti

Per le aziende, i provider di welfare e i consulenti del lavoro, questa precisazione rappresenta un punto di riferimento fondamentale. Nella progettazione dei regolamenti di welfare, è essenziale definire correttamente le categorie di familiari beneficiari, distinguendo tra familiari semplici e familiari fiscalmente a carico. La nuova interpretazione consente di estendere i rimborsi per servizi di assistenza a una platea più ampia, rispondendo alle esigenze di molti lavoratori che hanno genitori anziani o non autosufficienti in strutture residenziali.

In conclusione, il chiarimento dell'Agenzia delle Entrate offre una soluzione concreta per sostenere i dipendenti nella gestione dell'assistenza ai propri cari, senza gravare sul loro reddito imponibile. La non convivenza non costituisce più un ostacolo, a patto che il piano di welfare rientri nelle condizioni previste dalla legge. Un passo avanti significativo per il welfare aziendale e per la conciliazione tra vita lavorativa e familiare.

Giacomo Cascio

Giacomo Cascio

CEO

Giacomo Cascio — Editore di Risoluto.it. Fondatore di Blue Owl, agenzia di marketing locale in Sicilia e ideatore del Metodo Autorità Locale.

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