Diventa definitiva la condanna a un anno, cinque mesi e dieci giorni di reclusione inflitta a Enzo Riggi, riberese coinvolto nell’inchiesta denominata “Lucignolo”, che aveva portato alla luce un presunto sistema finalizzato al rilascio di titoli di studio e attestati privi di validità.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall’imputato, rendendo così definitiva la sentenza per il reato di partecipazione ad associazione per delinquere.
L'indagine aveva preso avvio dalle segnalazioni di alcuni corsisti che, dopo aver frequentato i percorsi formativi, avevano scoperto che i certificati ottenuti non producevano gli effetti promessi.
Al centro dell'inchiesta era finito il centro di formazione "Morfe’", accusato di aver fatto riferimento a presunti riconoscimenti ministeriali e rapporti con enti pubblici che, secondo gli accertamenti, non sarebbero mai esistiti. Gli investigatori avevano inoltre ricostruito l'organizzazione di prove d'esame affidate a commissioni che non avrebbero avuto i requisiti necessari.
Secondo quanto ricostruito nei diversi gradi di giudizio, Riggi, che all'epoca rappresentava un istituto privato della provincia di Agrigento, avrebbe svolto un ruolo di collegamento con la Sicilia, occupandosi di individuare e indirizzare nuovi corsisti verso la struttura calabrese.
Il riberese aveva sempre respinto le accuse, sostenendo di essere stato anche lui raggirato e di non essere a conoscenza delle presunte irregolarità che sarebbero state commesse all'interno del centro.
Una tesi che, però, non ha convinto i giudici.
La Cassazione ha infatti ritenuto che le argomentazioni della difesa fossero già state esaminate nei precedenti gradi di giudizio e superate sulla base degli elementi raccolti durante l'inchiesta.
Con la decisione della Suprema Corte, per Riggi la condanna diventa dunque definitiva.