Il Governance Poll 2026, realizzato da Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore, svela la classifica dei presidenti di Regione più apprezzati. Antonio Decaro, alla guida della Puglia, si riconferma al vertice con il 66% di consensi, superando di un punto Alberto Stefani del Veneto. Il sondaggio, pubblicato oggi, misura il gradimento dei cittadini verso i governatori, basato su scelte amministrative e capacità comunicativa.
Decaro riconquista il primato da governatore
Dopo aver dominato per sei edizioni come sindaco di Bari, Antonio Decaro torna al primo posto nella nuova veste di presidente della Regione Puglia. Il 66% dei pugliesi si dice disposto a rivotarlo, un dato che conferma la sua fama di macchina da consenso. Il trasloco da Bari alla regione ha spostato la medaglia d'oro dal Nord Est, che comunque resta protagonista con Alberto Stefani al 65% e Massimiliano Fedriga al 62%.
Stefani e Fedriga completano il podio
Il presidente del Veneto, Alberto Stefani, ottiene il secondo posto con un punto di distacco da Decaro, proseguendo la tradizione di forte adesione che aveva contraddistinto il suo predecessore Luca Zaia. Massimiliano Fedriga, del Friuli-Venezia Giulia, si conferma terzo, dimostrando la solidità del centrodestra nordestino. Attilio Fontana, in Lombardia, registra la crescita più alta con un aumento di cinque punti rispetto al 2025, raggiungendo il 57%.
Il Nord domina ma non monopolizza
Tra i governatori del Nord spicca anche Alberto Cirio (Piemonte, Forza Italia) al quarto posto con il 60%. Tuttavia, il Mezzogiorno non è assente: Roberto Occhiuto (Calabria) condivide il quarto posto, mentre Renato Schifani (Sicilia) si piazza ottavo con una crescita di 13,9 punti percentuali dalle elezioni, il miglior incremento assoluto. In fondo alla classifica, Francesco Roberti (Molise) e Francesco Rocca (Lazio) chiudono con consensi inferiori al 50%.
Il ruolo dell'autonomia differenziata
Nonostante i progressi del centrodestra, il sondaggio non lega il consenso all'autonomia differenziata, ancora in fase embrionale. Le preintese con Piemonte, Lombardia, Liguria e Veneto sono limitate dalla sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittima la prima legge attuativa. Il percorso è solo all'inizio e potrebbe arrestarsi in caso di elezioni anticipate.