Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha presieduto a Montecitorio la seduta solenne di Camera e Senato per ricordare gli 80 anni dall'apertura dei lavori dell'Assemblea Costituente. Nel suo discorso ha sottolineato come il fascismo avesse messo in pericolo l'unità del Paese, e ha elogiato la lungimiranza delle madri e dei padri costituenti che seppero dare forma alla libertà e alla democrazia degli italiani.
Il sacrificio di partigiani e internati militari
Mattarella ha ricordato il prezzo alto pagato per conquistare il diritto di scrivere le regole della convivenza civile. I partigiani, le popolazioni vessate dalla Repubblica di Salò e i militari internati in Germania dopo l'8 settembre 1943 furono protagonisti di una resistenza che restituì onore alla patria. Oltre 600mila soldati rifiutarono di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e subirono la prigionia. Anche gli italiani di origine ebraica, avviati ai campi di sterminio, e la Brigata ebraica contribuirono alla liberazione e alla nascita di una nuova società.
La continuità dello Stato e la scelta repubblicana
Nonostante l'inettitudine della monarchia, l'Italia non era terra di nessuno. Una classe dirigente non compromessa con il regime fascista gestì la transizione in attesa del voto del 2 giugno 1946. La Corona e il governo Badoglio puntavano al mero ripristino dello Statuto Albertino, ma il mondo era cambiato. Lo scontro tra vecchia classe monarchica e nuove forze politiche portò all'elezione dell'Assemblea Costituente, composta da 535 uomini e 21 donne.
Diciotto mesi di lavoro per una Costituzione stabile
I costituenti lavorarono intensamente per 18 mesi per ridare volto all'Italia. Il risultato fu una Costituzione che ha assicurato stabilità alle istituzioni democratiche e promosso il progresso del Paese. Per la prima volta, Paese legale e Paese reale coincidevano grazie al suffragio universale. Mattarella ha respinto le critiche che bollavano il lavoro della Costituente come un compromesso deteriore, affermando che si obbediva a un principio elementare: la Repubblica è di tutti.