Il tema della transizione energetica torna al centro del dibattito a Sciacca, dove associazioni e realtà politiche locali chiedono che lo sviluppo delle fonti rinnovabili proceda insieme alla salvaguardia dell’agricoltura, del paesaggio e dell’identità dei territori.
Nel corso di un incontro dedicato alle prospettive delle energie pulite e all’impatto dei nuovi impianti sul territorio siciliano, è stata ribadita la necessità di individuare criteri chiari per evitare che la realizzazione di strutture agrivoltaiche e fotovoltaiche finisca per compromettere aree agricole di particolare pregio.
All’iniziativa hanno partecipato, tra gli altri, Fabio Gimbrone, portavoce del circolo di Sciacca di Europa Verde, e la consigliera comunale Daniela Campione, oltre ad altri rappresentanti locali.
Al centro del confronto anche le preoccupazioni espresse da imprenditori agricoli e tecnici rispetto alla trasformazione di terreni produttivi destinati all’installazione di impianti energetici.
Secondo i promotori, la Sicilia si trova davanti a una fase decisiva.
Da un lato c’è l’esigenza di aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili e ridurre la dipendenza dalle fonti fossili; dall’altro, occorre impedire che questa trasformazione avvenga senza una pianificazione capace di considerare le caratteristiche economiche, ambientali e paesaggistiche delle singole zone.
Particolare attenzione è stata riservata al comparto agricolo. La diffusione non programmata di impianti di grandi dimensioni, è stato sottolineato durante il confronto, potrebbe sottrarre superfici alle coltivazioni e incidere sulle attività degli operatori che da quelle terre ricavano il proprio reddito.
Il problema, per i promotori dell’incontro, non riguarda quindi l'utilizzo delle energie rinnovabili in sé, ma le modalità e i luoghi nei quali gli impianti vengono realizzati.
La richiesta è quella di arrivare a una disciplina territoriale più precisa, capace di stabilire dove sia possibile intervenire e quali aree debbano invece essere preservate.
A preoccupare è anche il rischio di una trasformazione irreversibile del paesaggio rurale.
La crescita degli impianti, se priva di una visione complessiva, potrebbe infatti produrre conseguenze non soltanto sul piano ambientale, ma anche sull’economia locale e sulla vocazione agricola di vaste porzioni della Sicilia.
“Non siamo contrari alle energie rinnovabili – spiegano i promotori – ma riteniamo necessario evitare interventi indiscriminati e garantire una programmazione che tenga conto delle esigenze dell’agricoltura, del paesaggio e delle comunità locali”.
Da qui la proposta di arrivare a regole territoriali certe e a una pianificazione specifica, così da accompagnare la transizione energetica senza sacrificare le aree agricole più importanti e i contesti paesaggistici di maggiore valore.
Europa Verde ribadisce infine la volontà di continuare a promuovere iniziative di confronto con cittadini, agricoltori e amministratori, con l’obiettivo di costruire un modello di sviluppo delle rinnovabili compatibile con la tutela del territorio.